Niang: “Il Watford vuole acquistarmi, ma non resterò. Parlerò col Milan e decideremo il mio futuro”

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M’Baye Niang, ai microfoni de L’Equipe, ha parlato dell’esperienza al Watford e del suo futuro: “Non traggo che conclusioni positive. Sono migliorato, in un club che mi ha dato fiducia, e ho avuto a disposizione il minutaggio che avevo cercato di avere. Da un punto di vista collettivo, abbiamo rispettato le aspettative, malgrado potessimo fare meglio. In ogni caso, scoprire la Premier, che rappresentava uno dei miei sogni, è stato un piacere. Restare al Watford? Devo molto al club che mi ha fatto scoprire un campionato, una nuova mentalità, e che mi ha permesso di avere la regolarità alla quale aspiravo. Mi è piaciuto molto scoprire questo livello di calcio, ma, anche se il Watford ha a propria disposizione un’opzione di acquisto che i dirigenti vogliono esercitare, per ragioni personali, non resterò“.

E ancora: “La mia decisione non ha nulla a che vedere con i tifosi, che voglio ringraziare sinceramente, ma con il club: non è andata come avrei voluto. Ciononostante, mi colpisce davvero sapere che i dirigenti avrebbero voluto acquistarmi dopo qualche settimana: eppure, ho deciso di prendermi un po’ di tempo per riflettere, ho valutato i pro e i contro e, malgrado la bella opportunità offerta dal Watford, non credo che il mio futuro possa essere là. Comprendo la delusione del club, che contava su di me, ma chiedo loro di essere comprensivi e di accettare la mia irrevocabile decisione: non cambierò idea”. 

Sul suo futuro: “Penso innanzitutto a tornare al Milan per incontrare la nuova dirigenza del club e fare il punto con loro, studiando ogni possibilità. Poi, prenderemo una decisione tutti insieme, nell’interesse generale delle parti. Sono aperto a tutte le opzioni: se, per il bene del club e della mia carriera, dovessi restare al Milan, lo farei con grande piacere. Altrimenti, cercheremo una soluzione che possa essere soddisfacente per tutti. Questi discorsi e questa riflessione, in ogni caso, avverranno a tempo debito”.