Se Donnarumma è Giuda, allora Galliani e Berlusconi si sono comportati come Ponzio Pilato. Ed ora occhio alla “cacciata del venditore dal Tempio”

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Laureatosi in Giurisprudenza nel 2015, Giovanni D’Avino è giornalista pubblicista dal 2016. Praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere, nel dicembre 2012 entra a far parte di SpazioMilan.it, per il quale attualmente svolge il ruolo di Coordinatore di redazione. Da qualche anno collabora anche con il settimanale calcistico Corriere del Pallone.

La botta si è sentita e la delusione è stata davvero forte, è inutile negarlo. La decisione di Gianluigi Donnarumma di non rinnovare il contratto col Milan ha certamente suscitato lo sconforto come primissima emozione in tutti i tifosi del Milan, i quali – al netto di una vicenda che col passare delle settimane diventava sempre più ingarbugliata – speravano che quel ragazzotto stabiese di 197 centimetri uscisse allo scoperto e dicesse: “Voglio restare al Milan, senza se e senza ma. E’ la squadra per cui tifo sin da bambino, ancor prima che quella che mi ha lanciato nell’elite del calcio a 16 anni“. E invece così non è stato, ha mandato il potente procuratore (che evidentemente gli fa anche da padre/fratello maggiore/tutore/consigliere) a riferire a Fassone che il suo futuro è altrove, probabilmente al Real Madrid. Nessuno mette in discussione l’ambizione di un calciatore di andare a giocare nel club più importante – e ad oggi più forte – del Mondo, ma non è eticamente corretto averlo fatto in questi modi. Donnarumma, speriamo non se ne sia già dimenticato, ha ancora diciotto anni: pertanto avrebbe tranquillamente potuto dare al nuovo Milan cinese un paio d’anni di tempo per dimostrargli coi fatti di voler tornare ai vertici del calcio italiano ed internazionale. Se così non fosse stato, ed i cinesi si fossero rivelati meno seri ed ambiziosi di quanto promesso, nessuno lo avrebbe biasimato di voler emigrare altrove per vincere. Lo avrebbe fatto a soli vent’anni, non a quaranta…

L’aggettivo più utilizzato dai tifosi per etichettare Donnarumma da 72 ore a questa parte è “traditore”, paragonandolo al più famoso traditore della storia, e cioè Giuda. Del resto entrambi hanno fatto di un gesto l’emblema del loro comportamento: il bacio allo scudetto del Milan con cui Donnarumma aveva manifestato amore ai colori rossoneri dopo la trasferta di campionato allo Juventus Stadium è sembrato la rievocazione di quello con cui l’Iscariota indicò ai sommi sacerdoti chi fosse il Gesù da mandare a morte. Non c’è dubbio che la decisione di Gigio rientra perfettamente nel novero dei “tradimenti” e che il ragazzo sia il principale “colpevole” della rottura, ma c’è un protagonista il cui ruolo in questa vicenda non può essere sottovalutato: ci riferiamo alla vecchia società rossonera.

Galliani e Berlusconi, infatti, avevano l’obbligo “morale” di far rinnovare il contratto a Donnarumma, proponendo a lui e Raiola il prolungamento al termine della scorsa stagione, quando le sue potenzialità erano già emerse con forza. E’ vero, il “Regolamento sullo status e sui trasferimenti dei calciatori” della FIGC prevede che “i calciatori al di sotto dei 18 anni non possono stipulare contratti da professionisti per un periodo superiore ai tre anni“, ma ci si sarebbe tutelati quantomeno fino al 2019, evitando di andare a scadenza. Ed invece, coloro i quali amano tuttora autocelebrarsi come “i primi tifosi del Milan” se ne sono lavati le mani come novelli Ponzio Pilato, lasciando la patata bollente in mano ai cinesi, i cui sforzi – ben oltre l’ordinario – non sono bastati. Sottovalutazione del “pericolo”? Ripicca verso i nuovi proprietari che si sapeva avrebbero fatto piazza pulita col passato? Ognuno si faccia la sua idea, chi scrive lo ha già fatto.

Andando oltre la vicenda meramente legata a Donnarumma, sarà ora interessante vedere cosa succederà con gli altri assistiti di Mino Raiola regolarmente tesserati col club di Via Aldo Rossi. Al netto di Rodrigo Ely, che verrà ceduto senza batter ciglio, gli altri due membri della scuderia del procuratore italo-olandese sono due pezzi da novanta della rosa di Montella, il vice-capitano Ignazio Abate e Jack Bonaventura. Cosa succederà (dal punto di vista del calciomercato, s’intende) nei loro confronti, se Fassone e Mirabelli dovessero decidere di interrompere ogni rapporto professionale con Raiola, rievocando anche qui un famoso episodio del Vangelo (“la cacciata dei venditori dal Tempio”)? Verranno ceduti o resteranno a Milanello? Danni evidenti e danni collaterali: cosa hai combinato, caro Gigio…

Twitter: @Juan__DAv