Gigio e Mino, il burattino e il burattinaio: storia di un incantesimo letale

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C’era una volta il calcio romantico. L’amore per una maglia e la passione per uno stemma. Oggi baciano lo stemma e lo ripudiano, come se nulla fosse. Come se un bacio, in fondo, non valesse niente.

Quello della vicenda Donnarumma è l’epilogo drammatico di una storia che meritava un lieto fine. Un finale tragico: effettivamente possibile ma decisamente inimmaginabile. Certamente inconcepibile per coloro che al mondo amano il Milan. Eppure resta il fatto: Donnarumma non governerà più i pali rossoneri. L’ha annunciato Fassone: “Il ragazzo ha deciso di non rinnovare”.

Rimane il dubbio. L’ultima sentenza, per forza di cose, deve averla pronunciata Gigio. Ma il processo decisionale immediatamente precedente, nonché probabilmente determinante, al “no” definitivo è opera di qualcun altro. Rullo di tamburi: Mino Raiola. Colui che da solo sta modificando il sistema del calciomercato, amplificando progressivamente il prestigio dell’agente nel rapporto calciatore-società.

Donnarumma non è altro che l’ennesima preda di Mino. Preda indubbiamente succulenta, di caratura internazionale: di quelle che il buon Raiola non poteva lasciarsi sfuggire. E così è stato. Questa volta Mino ha incantato tutti quanti: ragazzo e famiglia. Finendo per rovinare sul progetto del nuovo Milan. Accaparrandosi consapevolmente le ire della massa rossonera. Il burattinaio non ha fatto altro che animare il proprio burattino. Come? Con l’intervento divino: il solito Dio Denaro. L’unico, oggi, a far brillare gli occhi di un ragazzino. Capace di trasformare uomini in marionette. Un incantesimo letale durato quanto basta. Giusto il tempo di far innamorare un popolo. Ma l’amore, nel calcio, è finito: se tu non vuoi il Milan, il Milan non vorrà più te.

@loreDelPapa