Nove vittorie in dieci partite, il nuovo Milan merita solo applausi

Nove vittorie in dieci partite, il nuovo Milan merita solo applausi

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Nove vittorie su dieci partite, dodici punti sui quindici disponibili, una sola sconfitta anche se pesante. I numeri di inizio stagione del nuovo Milan sono importanti e non lasciano spazio a dubbie constatazioni. I rossoneri hanno cominciato una stagione lunghissima a fine luglio e, dopo quasi due mesi di gare ufficiali, si può tracciare già un primo bilancio. Prima della sosta di inizio ottobre e dell’attesissimo derby del 15 ottobre, però, la squadra di Vincenzo Montella avrà due impegni difficilissimi che aiuteranno ad effettuare un’analisi ancor più completa. Domani a mezzogiorno la Sampdoria a Marassi arriva per capire se il 3-5-2 è il vestito adatto a questo Milan anche in trasferta e con un avversario ostico, poi lo scontro diretto importantissimo di San Siro contro la Roma di Eusebio Di Francesco che ci potrà dare una prima vera proiezione in ottica quarto posto, obiettivo minimo e dichiarato dalla nuova dirigenza rossonera.

In mezzo la sfida casalinga di giovedì contro il Rijeka in Europa League che non dovrebbe nascondere particolari insidie. Altri tre impegni in sette giorni che andranno a chiudere una striscia di sette partite in ventuno giorni. Il primo vero tour de force della stagione milanista si era aperto con la debacle di Roma, con un Milan umiliato dalla Lazio e con una prestazione che aveva fatto scattare parecchi campanelli d’allarme. Poi sono arrivate le tre vittorie abbastanza agevoli contro Austria Vienna, Udinese e Spal e una marcia che ha ricominciato a sorridere. Ora, la parola d’ordine sarà non fermarsi e continuare a fare bene per crescere ancora di più. Sì, perché vincere dà morale e, come spesso si dice, aiuta a vincere e in quest’ottica può rappresentare un toccasana miracoloso per restringere i tempi di assemblaggio della squadra. Già, perché in qualsiasi analisi si faccia nei confronti del nuovo Milan non si deve mai dimenticare da dove è partita questa squadra.

Undici calciatori acquistati, almeno altrettanti quelli venduti ed uno spogliatoio completamente rinnovato. Con queste premesse l’inizio non può essere semplice per nessuno, nemmeno se fossero arrivati undici giocatori ai livelli di Messi e Cristiano Ronaldo. Molto spesso, però, soprattutto tra tifosi e addetti ai lavori, ci si dimentica di questi principi base del gioco del calcio e si tende a pretendere tutto e subito. Le battute d’arresto, gli scivoloni, gli schiaffi presi, sono e saranno salutari e sono obbligatori per una squadra appena formata e completamente rivoluzionata. Il lavoro di Montella deve portare a far diventare il Milan una squadra con un gioco chiaro ed un gruppo organizzato con un’identità specifica. Per fare questo, però, c’è bisogno di tempo e nessuno ha la bacchetta magica. Il Napoli di Sarri, che tanto e giustamente va di moda e viene preso come esempio in questo periodo, cambiò molto meno rispetto a questo Milan, ma ci mise comunque dei mesi per crescere e addirittura più di un anno per diventare la macchina perfetta di oggi.

Così, si arriva a sentir parlare di fallimento o di allenatore da mandare via alla prima sconfitta stagionale, arrivata tra le altre cose contro una compagine che è agli antipodi rispetto al Milan attuale, contro una Lazio, cioè, che è già squadra e che si conosce a memoria. Come se non bastasse, poi, anche le vittorie contro Cagliari (più sofferta delle altre), Udinese (in bilico fino alla fine) e Spal (arrivata con il minimo sforzo) sono state oggetto di critiche eccessive e sono state prese come una sconfitta. Forse qualcuno si aspettava che un mercato da oltre 200 milioni di euro, con quasi un’intera squadra da cambiare, sarebbe bastato per permettere al Milan di vincere tutte le partite 5-0, o che si lottasse da subito per lo scudetto. Forse qualcuno ha dimenticato che il Milan non arriva tra le prime quattro in campionato da ben quattro anni e negli ultimi tempi ha rimediato solo figuracce. Forse qualcuno, che di tifoso rossonero ha ben poco, ha dimenticato che il Milan non era più il Milan da tempo, aveva un parco calciatori mediocre e ha fatto una faticaccia per riuscire ad ottenere un sesto posto.

Twitter: @lino850 

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