Milan, che flop con le grandi: solo sconfitte

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Alla decima giornata dello scorso torneo, il Milan di Montella era uscito con le ossa rotte. Il Genoa, a Marassi, lo aveva demolito per 3-0: Poli giocò da terzino destro, e Honda era il trequartista titolare. Un anno dopo, alla decima giornata, il Milan esce, se non ridimensionato, comunque sconfitto con pochi appelli dalla Juventus a San Siro. La differenza tra i due tornei però balza subito agli occhi: di questi tempi, lo scorso anno, Montella aveva sei punti in più in classifica, aveva piegato proprio i bianconeri in casa e sconfitto la Lazio nel turno infrasettimanale settembrino. Il terzo posto di inizio stagione poteva far presagire scenari da Champions League, eppure il risultato finale fu la sesta piazza, ultimo biglietto disponibile per un viaggio in Europa League.

Quello che il Milan non ha ancora imparato a fare è una cosa che un tempo gli riusciva ad occhi chiusi: la voce grossa con le grandi, ossia con quelle squadre magari meno blasonate in bacheca ma più compatte e forti sul piano tecnico-tattico. Il Milan che negli ultimi cinque o sei anni ha abbandonato malinconicamente la sua aurea di forza e bellezza che tanto lo aveva reso grande nel tempo quando c’era da indossare l’abito di gala, si arrabatta ad affrontare Napoli, Roma o Juventus dovendo fare i conti con la condizione di sfavorito e uscendone spesso con le ossa rotte. Da sei anni e mezzo non vince a Torino (1-0, Gattuso) e dello stesso torneo, 2010-11, è l’ultima vittoria al “San Paolo” per 2-1. Per scovare invece un successo all’Olimpico con i giallorossi, bisogna tornare alla stagione 2011-12, quando Nesta e Ibrahimovic schiacciarono 3-1 la Roma.

Il mese di ottobre è stato a dir poco terribile per i rossoneri: tre sconfitte, tutte a San Siro, con Inter, Juventus e Roma e un passivo di 7 reti subite. Possiamo discutere sulle prestazioni o l’applicazione, comunque soddisfacenti solo in parte, ma ciò che resta è l’impietosa classifica generale e l’ancor più desolante graduatoria specifica con chi comanda un campionato che appare serratissimo. Se a questi tre passi falsi sommiamo anche l’1-4 dell’Olimpico contro i biancocelesti, è certificato che il Milan non sia attrezzato o meglio non abbia ancora le carte in regola per giocarsela per i primi quattro posti. Al trionfale mercato estivo doveva pur essere concessa pazienza, ma la prospettiva di un -13 dal quarto posto se l’Inter vincerà a Verona, non era certo uno scenario immaginabile alla fine di ottobre. Il 18 novembre i rossoneri scenderanno a Napoli: vederla e poi morire appare oggi una eventualità concreta.

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