Il Limbo del Diavolo: dalla snervante attesa di Fassone e Mirabelli alle irritanti parole di Montella. Con una sosta sullo sfondo…

Edit Matteo Occhiuto
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Altro giro, altro big match perso. Il Milan 2017/2018 perde il quinto scontro diretto su cinque del proprio campionato considerato che la Sampdoria di Giampaolo, attualmente sesta forza del campionato e capace di sconfiggere Donnarumma e company qualche settimana fa, sarà probabilmente una delle concorrenti per una posizione europea. A San Siro, al netto delle idee di un Montella sempre più irritante in sala stampa, la Juve ha meritatamente raccolto i tre punti. Magari non dominando, ma giocando una partita decisamente migliore rispetto ad un Milan sempre più fragile. Parlare del singolo, Kalinić o Higuain che sia, ha effettivamente poco senso: il problema del club meneghino è semplicemente corale.

Una criticità che, al momento, si è dimostrata essere soprattutto mentale. Al netto di ogni possibile analisi tecnico-tattica, la consapevolezza consegnataci, ancora una volta, nella notte di sabato è che il Milan, allo stato attuale, non è ancora una squadra. Manca l’amalgama, manca lo spirito di spogliatoio, manca, in sostanza, uno dei fattori che aveva contraddistinto positivamente la passata stagione: unità d’intenti e spirito di sacrificio. Quelli che, per inciso, avevano portato ad alzare, proprio in faccia alla Juve, la Supercoppa Italiana. Con una rosa certamente scevra di investimenti milionari ma coesa.

Le domande, dunque, che attraversano il meravigliosamente intenso popolo di San Siro sono ormai le consuete. Perché va bene il dover dar tempo ad una squadra totalmente rinnovata, ma dopo tre mesi aspettarsi una anche minima risposta è più che lecito. Che sia, possibilmente, meno irritante di quelle fornite da Montella in sala stampa. Dichiarare che “i top player da 100 milioni vogliono giocare e vincere la Champions League” è offensivo verso la storia di un club che in bacheca, di Champions, ne ha 7. Ed è anche fuori luogo nei confronti di una società che quest’estate in ogni caso, di milioni, ne ha investito più di due centinaia. Non bruscolini.

È evidente, dunque, che – soprassedendo le dichiarazioni di facciata ed i sigari di fine partita- fra direttore sportivo e tecnico non ci sia sintonia alcuna. Non si spiegano altrimenti le discutibili – ed incomprensibili – punzecchiature fatte vicendevolmente prima e dopo la sfida interna con l’AEK e la costante bocciatura di alcuni giocatori fortemente voluti, evidentemente, dal dirigente originario di Rende, Andrè Silva su tutti. Un ragazzo ed un talento che il Milan sta seriamente rischiando di bruciare. Ad oggi, l’aver avviato un progetto tecnico così importante con Montella, in tal caso, rappresenta un errore macroscopico operato da Fassone e Mirabelli. Non tanto, come sussurrato da qualcuno, per il legame fra il tecnico campano e la vecchia proprietà ma per l’evidente inesistente armonia fra mister e nuova dirigenza. Perlomeno quella che determina la costruzione della squadra.

Risolvere le cose, adesso è davvero difficilissimo. Non soltanto perché il Milan dista 12 lunghezze dal quarto posto in un campionato in cui le big perderanno punti solo scontrandosi fra di loro. Bensì perché sostituti credibili non se ne vedono, e soluzioni tampone – Paulo Sousa su tutti- non accetterebbero un ruolo da traghettatore. L’unico, a conti fatti, che potrebbe farlo è Rino Gattuso, ma sarebbe comunque – nonostante l’immenso affetto verso una delle bandiere recenti del Milan- un salto nel vuoto. La sosta imminente, in ogni caso, potrebbe essere decisiva, addirittura in misura maggiore rispetto alle sfide di domenica col Sassuolo e di stasera contro l’AEK. Nella speranza che il Diavolo possa, prima o poi, uscire dal limbo nel quale è finito.

La nota a margine, al di fuori delle vicende rossonere, riguarda  poi il calcio italiano. Il 3-0 della Roma di ieri ai danni della squadra campione d’Inghilterra rappresenta l’ultimo segnale – in ordine cronologico dopo il sorpasso sulla Germania nel ranking UEFA e le due finali in tre anni della Juve – della rinascita definitiva del nostro movimento. La speranza è che tale sensazione possa essere suggellata dalla conquista, da parte di un club tricolore, di un trofeo: magari proprio quell’Europa League – ex Coppa UEFA – assente dallo scorso millennio. Un obiettivo che, ben presto, potrebbe essere molto più concreto dalle parti di Via Aldo Rossi…