Storia di un ex, Giovanni Lodetti: lo scudiero del Sior Rocco

Storia di un ex, Giovanni Lodetti: lo scudiero del Sior Rocco


 

Lo chiamavano “Ceramica” perché, una volta terminata la carriera agonistica, seguitava a giocare ancora a calcio nel parco di Trenno con alcuni più giovani di lui. Indossava una tuta con una marca di ceramiche, lo faceva per continuare a tenersi in forma. Quei ragazzi, non sapendo il suo nome, lo chiamavano così perché era quello che leggevano su quella felpa. Poi si accorsero che questo uomo maturo rimasto ragazzino, era piuttosto bravo con il pallone tra i piedi. Per forza, aveva giocato in nazionale. Aveva giocato nel Milan. Aveva vinto una Coppa dei Campioni e nell’immaginario collettivo aveva portato la borraccia a un certo Gianni Rivera. Si chiamava Giovanni, Gioan alla milanese, e di cognome faceva Lodetti. Quello della filastrocca, ricordate? “Cudicini-Anquilletti-Schnellinger-Rosato-Trapattoni-Malatrasi…”. E poi Sormani, Rivera, Prati… un bel reparto avanzato per essere un branco di catenacciari. Il “Sior Rocco”, guai a chiamarlo “mister”, metteva poi lui là nel mezzo. Quello con le labbra inesistenti e il mento appena pronunciato, che gli valse un secondo soprannome: “Basletta”, con quella faccetta da birichino, ispirava simpatia e tenerezza solo a guardarlo.

Lodetti è stato uno dei grandi protagonisti di quel Milan, dal 1961 al 1970: in quei nove anni ha vestito rossonero e ha contribuito ad aprire il primo grande ciclo della squadra rossonera. Era partito direttamente dal Milan, esordendo a 18 anni in un 3-0 a Ferrara contro la Spal nel 1962 quando ancora militava nelle giovanili. Lo farà fino al 1963, mentre il Milan di Rocco conquista scudetto e Coppa dei Campioni a Wembley contro il Benfica. È in campo a Madrid, nel 1969, quando Prati distrugge l’Ajax con una tripletta. Attenzione: il nostro non è solo un porta borracce, ma un efficace centrocampista dai piedi buoni che avrà l’ardore di segnare anche 26 reti ufficiali in 288 presenze in rossonero.

Poi, dopo le medaglie, gli Dei del calcio sono un po’ crudeli con Giovannino. Nel 1970, in Messico, ci sono i Mondiali. L’infortunio di Anastasi costringe Valcareggi a rispedirlo a casa e convocare qualcun altro. Un attaccante, o forse due. Il dubbio è tra Boninsegna e Prati e alla fine il tecnico azzurro decide per entrambi. A questo punto, c’è un esubero: l’escluso è proprio Lodetti. “Offrirono comunque a me e mia moglie un soggiorno in Messico tutto stipendiato. Gli dissi che quel soggiorno potevano tenerselo”, ebbe a dire con amarezza. Cornuto e mazziato: anche il proprio club, quello delle Coppe e degli scudetti, lo scarica appena rientrato in Italia. Va alla Sampdoria, a giocare con un certo Marcello Lippi che somiglia già a Paul Newman. “Mai mi sarei aspettato una cosa del genere. Un tempo non c’erano i procuratori e decideva la società”. Smette col calcio nel 1978 chiudendo con il Novara e un’altra maglia rossonera, quella del Foggia. Inizia a parlare di pallone con garbo e simpatia in più di un programma televisivo e resta un accanito tifoso rossonero. E poi sì, quelle partitelle sul prato del parco di Trenno. Dove “Basletta” e “Ceramica” era rimasto pur sempre Giovanni Lodetti.




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