Kalinic out? Il Milan non segna comunque. Analisi della penuria realizzativa rossonera

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Kalinic o non Kalinic, l’attacco non fa gol. Anche ieri sera a Fiume contro il Rijeka, il Milan, che davanti vantava la coppia tanto acclamata dai tifosi rossoneri – quella composta dal André Silva e dal beniamino frutto del vivaio Patrick Cutrone -, ha chiuso l’incontro senza segnare una rete. Preoccupante, se consideriamo infatti che è l’ottava volta che capita in questa stagione, la terza in Europa League, competizione in cui non militano certo squadroni rinomati per le impressionanti capacità difensive. Resta da capire dunque da cosa sia dettata questa penuria.

Problemi di uomini? Più no che sì. E’ davvero impensabile che tutte e tre le punte presenti a Milanello non siano più capaci di segnare. Se è vero che Kalinic non è mai stato un grandissimo realizzatore – non per altro è fermo a 20 il suo record di gol stagionali, di cui 5 in coppa – e che anche il giovane numero 9 al Porto non ha superato la doppia cifra in campionato, è necessario tenere a mente che stiamo parlando di due giocatori che, ad esempio, con le loro rispettive nazionali segnano. E tanto. Ma i dati sono alla mano: complessivamente i tre attaccanti milanisti, senza escludere quelle di Europa League, hanno segnato meno reti del solo Icardi – 16 gol – che con la sua Inter la coppa invece non la gioca.

Il problema – probabilmente – sta nel gioco. Anche ieri Gennaro Gattuso ha evidenziato i limiti della manovra rossonera, troppo lenta, prevedibile e in particolar modo sterile. Non solo: il 3-5-2 visto ieri sera a Fiume non funziona e anche il 3-4-3, provato a più riprese da Vincenzo Montella e pure dal nuovo tecnico milanista alla prima contro il Benevento, mette in evidenza tutti i limiti da un centrocampo composto solo da due mediani puri. Tornando al modulo utilizzato lo scorso anno invece si avrebbe una doppia spinta sulle fasce – quella dei terzini e degli esterni alti – la quale consentirebbe di aprire gli spazi; ma soprattutto grazie all’inserimento offensivo delle mezzali – come succedeva con Kucka e Pasalic – si libererebbero le punte dai raddoppi di marcatura, agevolando i compiti realizzativi.

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