Da Patrick a Patrick: vent'anni dopo, un nuovo inizio?

Da Patrick a Patrick: vent’anni dopo, un nuovo inizio?


C’è Patrick e Patrick. Nella stagione 1997-98, arrivato in pompa magna insieme alla torre di babele costruita per Fabio Capello, Patrick Kluivert è uno dei pezzi più pregiati dell’elenco di stranieri che varcarono i cancelli di Milanello quell’anno. Dopo due stagioni difficili che avevano segnato il passo del grande Milan che fu, c’era bisogno di ricostruire e l’olandese in arrivo dall’Ajax pareva una certezza tale da prendersi non solo il 9 di Van Basten e Weah, ma anche i loro gol.

Com’è andata lo sappiamo, ma vent’anni dopo quante analogie con quel Milan rivoluzionato. Nella fredda e piovosa serata di San Siro, tempo da lupi e prestazione da leoni, così i rossoneri hanno avuto la meglio sui dirimpettai, con un po’ di fortuna, qualche idea annebbiata ma tanto cuore unito a una linda determinazione. Ed ecco sbucare un altro Patrick: si chiama Cutrone, porta il numero della finale di Wembley (2-1 al Benfica, 1963), e piega l’Inter in Coppa Italia come già aveva fatto Papin nella nebbia nel 1993 o Maldera nel ’77 in finale. Kluivert, che quell’anno diede comunque un contributo al raggiungimento della finale, venne rispedito in Spagna, al Barcellona, senza tanti rimpianti o forse si. Per il Patrick di oggi, invece, il solito scenario auspicato per molti ex giovani rossoneri: crescita professionale, carriera nel Milan, posto da titolare e tante vittorie. Difficile nel calcio di oggi pensare che si possa vestire la stessa maglia per molto tempo, ma non è certo il gol all’Inter, rapace e spietato come un certo Superpippo, a svelare il ragazzino. Che già questa estate aveva brillato esplodendo nel cielo milanista senza avvertire nessuno, e che oggi è diventato pure bomber invernale.

Se il Milan avrà dato la svolta alla sua stagione lo sapremo solo tra un po’, la vittoria nel derby che proietta i rossoneri in semifinale con la Lazio non è e non può essere la panacea di tutti i mali. Dopo tante false partenze ci si augura che questa sia la volta buona e il veicolo Milan possa accendersi e partire, seppur con molto ritardo sulla tabella di marcia. Quel che manca resta un progetto tattico, con molti interpreti ancora poco lucidi e fuori ruolo, ma quel guizzo nei supplementari che ha scaldato gli infreddoliti presenti, può essere il punto di partenza di una primavera rossonera e di una nuova storia. Purché, a questo punto, non ci si nasconda più: date a Patrick il ruolo di punta centrale titolare e magari, un giorno, anche la numero 9. Lasciate però Weah e Van Basten dove sono: il ragazzino ha le spalle grosse e la giusta dose di carisma per scrivere una storia tutta sua.




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