Settlement agreement: cosa attende il Milan dopo la bocciatura del voluntary? L'approfondimento

Settlement agreement: cosa attende il Milan dopo la bocciatura del voluntary? L’approfondimento


Marco Bellinazzo (de Il sole 24 ore) ha spiegato a goal.com cosa attende il Milan, dopo la bocciatura del voluntary agreement.

In un periodo tra i più delicati della sua storia recente, il Milan si avvia verso il settlement agreement sotto il costante monitoraggio della Uefa. A differenza del voluntary, negato da Nyon, quello del settlement è un meccanismo già consolidato per il quale esiste una “casistica giurisprudenziale”  dal 2014.

Finora a sottoscrivere l’accordo transattivo sono stati 27 club. In 13 occasioni invece la Uefa ha comminato la sanzione più grave, vale a dire l’esclusione dalle Coppe. La maggior parte delle squadre sono state estromesse dalle competizioni europee per non aver onorato i debiti con alti club o con i calciatori o con il fisco nazionale, già prima che entrasse pienamente in vigore il fair play finanziario. Qualcuna, invece, proprio per non aver fatto fronte agli obblighi previsti dal settlement agreement (è accaduto al Galatasaray il 2 marzo 2016).

Quest’ultimo strumento, a dire il vero, non era originariamente previsto nel regolamento del financial fair play, ma fu varato in fretta e furia quando bisognava trovare una via d’uscita per evitare il muro contro muro tra Nyon e gli sceicchi del Psg e del Manchester City che avevano allegramente violato i parametri economici e finanziari europei. A partire dalla primavera 2014, in quattro tornate di accordi, dunque, 27 società, soprattutto russe e turche, hanno siglato il patto con Nyon. Nel 2015 anche due club italiani, Roma e Inter, hanno “patteggiato” sanzioni con la Uefa.

L’accordo firmato dall’Inter di Thohir prevede un periodo di monitoraggio che va dalla stagione 2015/16 alla stagione 2018/19, fino al raggiungimento del break even. L’Inter doveva chiudere il bilancio 2015/16 con un deficit massimo di 30 milioni e portare il bilancio in pareggio al 30 giugno 2017. Al club nerazzurro è stata poi irrogata una multa da 20 milioni (6 da versare per intero e 14 solo in caso di mancato rispetto dei patti). Oltre a ciò sono stati imposti limiti alla rosa, alle spese del calciomercato e all’aumento del monte ingaggi.

Analoghe restrizioni su rosa e spese di calciomercato sono state notificate alla Roma, oltre a una multa da 6 milioni (2 da versare subito e 4 milioni solo in caso di mancato rispetto dell’accordo). La Roma si è impegnata inoltre a chiudere gli esercizi al 30 giugno 2015 e al 30 giugno 2016 con un deficit massimo cumulato di 30 milioni, da azzerare poi al 30 giugno 2017. Quest’ultimo obiettivo, per stessa ammissione del club giallorosso, è stato mancato anche se per pochi milioni (su questo sforamento la Uefa si pronuncerà nella primavera del 2018).

Le penalizzazioni dell’Inter sono state maggiori di quelle della Roma perché i bilanci dei nerazzurri nelle stagioni esaminate (2012, 2013 e 2014) presentavano perdite cumulate più gravi. All’epoca la Uefa ammetteva una perdita massima nel triennio di 45 milioni. L’Inter aveva fatto registrare un deficit lordo (eliminati i costi non rilevanti per Nyon legati a infrastrutture, vivai e allora agli aumenti di ingaggi concordati prima del 1° giugno 2010) pari a 250 milioni. La Roma si fermava a circa 150 milioni.

Il Milan la prossima primavera porterà in esame i bilanci 2015, 2016 e 2017 che mostrano un rosso complessivo di 250 milioni rispetto a un limite consentito sceso nel frattempo a 30 milioni. Quali sanzioni potranno allora aspettarsi ragionevolmente i rossoneri? Non si dovrebbe andare molto lontano da quelle applicate ai “cugini” interisti. Come ha sottolineato in una intervista alla Gazzetta dello Sport il professor Umberto Lago, già vicepresidente della Camera investigativa del Club Financial Control Body,l’organo che in questi mesi ha bocciato il dossier Milan di cui Lago è stato invece consulente, il set di sanzioni dovrebbe prevedere: una multa fra i 5 e i 10 milioni, più altri 15 condizionati al raggiungimento dei risultati, limiti al mercato, tetto agli stipendi e rosa ristretta in Europa.

Difficile che la Uefa si spinga oltre. Tuttavia, Nyon non è tuttora convinta della solidità patrimoniale della proprietà cinese del Milan. Le due condizioni poste in sede di voluntary  (il rifinanziamento immediato del debito e il deposito di garanzie bancarie da oltre 150 milioni sulle perdite future) difficilmente potranno essere chieste in primavera, in quando assolutamente irrituali in sede di settlement. Non c’è dubbio tuttavia che se il Milan dovesse avere comunque già risolto la pratica trovando un finanziatore alternativo a Elliott Nyon apprezzerebbe molto e potrebbe perciò  imporre sanzioni meno pesanti al club.

Fonte: goal.com




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