Si salvi chi può. Ma la scialuppa?

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“Il Milan protegga Gattuso”. Le parole di Massimo Oddo, reduce da un weekend trionfale dopo la vittoria della sua Udinese a San Siro, suonano come un imperativo fisiologico per una società alle prese col disastro totale della prima parte di questa stagione. Già, sarebbe fisiologico se fossimo in presenza di una società forte. Ma qui c’è tanto che scricchiola. E francamente dispiace dover fare la parte di quelli che hanno subito attacchi (anche personali e pesanti) quando, in tempi non sospetti, osavano mettere l’accento su alcuni punti “grigi” che oggi si stanno rivelando più neri del buio totale.

Dopo la sconfitta di Verona, Massimiliano Mirabelli ha parlato di “situazione morificante“. Non credo di sbagliare se penso a questo dicembre come un mese tragicomico per il Milan, tra risultati deludenti sul campo, bocciatura (evitabile) del voluntary agreement da parte dell’Uefa e il caso Gianluigi Donnarumma, sul quale, tra l’altro, qualcuno prima o poi dovrà assumersi le responsabilità. La sensazione (e i tifosi rossoneri si augurano ancora che sia solo tale) è di un caos totale. Era evitabile? Forse non sarebbe guastato un po’ di equilibrio, da parte di tutti. In uno slogan: meno “cose formali”, più cautela.

Se la campagna acquisti aveva vertiginosamente fatto lievitare i crediti di questa dirigenza nei confronti della tifoseria, oggi assistiamo ad un inesorabile countdown verso il fallimento di un progetto che – ripeto – personalmente non mi ha mai convinto appieno. Un anno fa a quest’epoca Adriano Galliani si imbstialiva per il ritardo della partenza verso Doha dove, il 23 dicembre, i rossoneri andarono a strappare la Supercoppa italiana alla Juventus. Non sono passati nemmeno 365 giorni, eppure sembra un’eternità. Non era tempo di proclami, aleggiava nell’aria quel briciolo di umiltà che ha fatto sempre grandi le squadre di calcio. Il Milan, come detto dall’ex Oddo, ha in casa un tesoro di umiltà che si chiama Gennaro Gattuso. Tenerlo minimanente al riparo dal caos, potrebbe essere ben più di una “cosa formale”.

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