Premium, Gattuso: "Il Milan deve giocare da squadra. Addio? Era finita un'epoca"

Premium, Gattuso: “Il Milan deve giocare da squadra. Addio? Era finita un’epoca”

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Rino Gattuso, che domani compirà 40 anni, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Premium Sport. Queste le sue dichiarazioni: “Non so dove festeggerò perché in casa comandano le donne, decideranno mia moglie e i bambini. Intanto contro il Crotone la squadra mi ha fatto un bel regalo ma la strada è ancora lunga, ora si godano questa settimana di riposo: è un gruppo che lavora bene e mi dà tanto, speriamo non perdano questa caratteristica”.

Sull’avventura ai Glasgow Rangers: “Stavo già insieme a Monica e vivevo un sogno perché da ragazzino giocavo in una squadra con campioni come Laudrup e Gascoigne, in uno stadio incredibile, davanti a 50.000 spettatori”.

Sulla moglie: “Nel 2016 avevo firmato un precontratto con la nazionale del Kazakistan ma nelle precedenti esperienze a Creta e Sion la mia famiglia non si era trovata bene, quindi ho portato Monica ad Astana, ha provato le temperature rigide e ho capito che era meglio fare un passo indietro. Decisione giusta? Sicuramente sbaglia lei meno di me, io non sono un calcolatore”.

Sulle vittorie: “Nella vita mi sono goduto poco le vittorie, ho sempre pensato solo a migliorarmi. I successi non mi hanno cambiato, mi ricordo di più le sconfitte: ho vinto tanto ma ho vissuto male i trofei persi, mi sentivo responsabile”.

Su Ancelotti: “Ancelotti per me non è stato solo un allenatore ma anche fratello, amico e papà: è stato tutto. Nei momenti di debolezza ci appoggiavamo a vicenda, tuttora abbiamo un rapporto incredibile”.

Su Kakà: “Dall’esterno dava l’immagine di un ragazzo tranquillo ma è uno simpatico e che sa stare al gioco”.

Su Inzaghi: “Cutrone è acerbo ma assomiglia a Pippo, ha le sue stesse movenze e il suo stesso veleno”.

Sull’addio al Milan da giocatore: “Decisione mia, Galliani per un mese mi ha chiamato ogni mezzanotte mettendo la canzone “se mi lasci non vale”… ma pensavo – e lo penso anche oggi – che fosse finita un’epoca e bisognasse lasciare spazio ai giovani. Non volevo essere un peso, il Milan mi ha dato più di quel che gli ho dato io, è stato giusto andarsene senza polemiche”.

Su Allegri: “Si fa scivolare tutto addosso, può perdere anche 15 giocatori per infortunio ma non si piange addosso e gestisce il gruppo in modo incredibile. Oggi è completamente diverso, me lo ricordo da giocatore perché era il mio capitano al Perugia e pensava solo a se stesso, non aveva regole. Da tecnico è molto credibile”.

Su chi ammira come allenatori: “Mi piace tanto vedere come gioca il Napoli di Sarri e, per come prepara la partita e vede il calcio, mi rivedo un po’ in Conte anche se a me ovviamente manca ancora tanto per raggiungere certi livelli”.

Sul momento del Milan: “Sto gestendo i giocatori per cercare di coinvolgerli tutti, serve dare minutagggio a tutti. L’importante è lavorare sul concetto di squadra, conoscere le proprie debolezze per migliorarsi”.

Sulla stagione: “Difficile non guardare la classifica ma il lavoro ci porterà a migliorarla. Non punto in particolare su un giocatore ma sulla squadra: quando c’erano Maldini e Nesta potevamo anche permetterci Cafu e Serginho, oggi no e quindi dobbiamo giocare da squadra, mi auguro questo”.

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