Storia di un ex, Ettore Puricelli: testina d'oro in campo e in panchina

Storia di un ex, Ettore Puricelli: testina d’oro in campo e in panchina


C’è una terra lontana che in quanto a cultura calcistica ha lo stesso spessore dell’Italia, del Brasile, dell’Inghilterra. É l’Uruguay, il paese dove si è disputato il primo Mondiale, il paese che ha vinto il primo Mondiale, la terra della celeste, famosa per aver sgambettato i brasiliani nel 1950 al Maracanà e portatrice della “garra”, l’antico e indomito spirito di combattimento. Era da lì che veniva Hector Puricelli, che in Italia si chiamava Ettore e proveniva dal Central Montevideo. Per andare dove? Sotto i portici di Bologna, che all’epoca era tutt’altro che una squadra materasso. Era in piena epoca Weisz, aveva vinto con autorevolezza due campionati, era allenato da Felsner che, facendo disputare ai suoi anche partite di pallavolo intravide in questo uruguagio l’abilità particolare di colpire di testa. Il presidente? Manco a dirlo, Renato Dall’Ara.

Gli anni Trenta erano al tramonto e sarebbe giunto un lungo inverno per l’Italia. Il secondo conflitto mondiale era alle porte e proprio Weisz ne fece le spese concludendo la sua storia di allenatore e la sua vita dentro una camera a gas di Auschwitz. Il 1939 è l’anno di grazia per Puricelli: scudetto e anche il titolo di capocannoniere in coabitazione con un altro animale del gol come lui, Aldo Boffi. Dove giocava costui? Nel Milan, ed ecco che nel 1941 anche per Puricelli si aprono le porte meneghine. Arriva in rossonero grazie a uno scambio con Cappello, giocatore molto gradito al presidente Dall’Ara. L’abilità nel colpo di testa gli varrà il soprannome di “testina d’oro”, coniato dal direttore della “Gazzetta dello Sport” dell’epoca, Bruno Roghi. Il Milan non vince nulla dal 1907, e Puricelli sarà uno degli ultimi protagonisti a non avere allori da giocatore. I rossoneri, nel 1949, quando Puricelli saluterà, daranno il benvenuto a Nordhal e al trio svedese che segnerà gli anni Cinquanta. Con la maglia rossonera Puricelli segnerà 57 reti in quattro stagioni, con il picco di 21 gol nell’annata 1946-47.

È in panchina che l’uruguagio renderà ancora nobile il Milan. Tornato nel 1953 per allenare le giovanili, prende le redini della prima squadra a metà stagione 1954-55, quando Bela Guttman (si, quello della profezia inflitta al Benfica) viene sostituito dopo qualche punto perso di troppo all’inizio del girone di ritorno in febbraio. Il Milan lotta per lo scudetto contro…l’Udinese, che arriva persino ad avvicinarsi di due punti. Nelle ultime partite i rossoneri spazzano via ogni dubbio e Puricelli può così conquistare il suo primo titolo da allenatore. La sua ultima panchina rossonera sarà il 1 maggio del 1956 nientemeno che in una nobile sfida contro il Real Madrid, che il Milan sconfigge 2-1 a San Siro nella sua prima partecipazione alla neonata Coppa dei Campioni. Tutto inutile però, dopo la pesante sconfitta dell’andata. Dopo un giro di panchine in Italia (Palermo, Salernitana, Vicenza e soprattutto il Varese che porta dalla C alla A), si spegne nel 2001. Con un altro merito non da poco: fu lui a segnalare e a portare al Milan un altro uruguagio, notevole protagonista di quello scudetto. Si chiamava Juan Alberto Schiaffino.

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