Un futuro di nome Locatelli

Un futuro di nome Locatelli


Un tempo c’era una pubblicità, la ricorderete, in cui si reclamizzava che in quell’azienda facevano le cose per bene. Alquanto accostabile al numero 73 del Milan attuale. Che si chiama come quella famosa azienda e anche come una conoscenza del passato rossonero: il Locatelli che fu del Bologna e dell’Udinese, ma anche del Milan, annata 1996-97, che si permise pure il lusso di segnare un gol al Goteborg a San Siro nell’ottobre ’96 in Champions League. Se quel Locatelli non può essere che derubricato nella storia rossonera niente più che come una meteora, quello attuale invece, considerato incedibile davanti ai recenti appetiti del Genoa, è piombato in rossonero arrivando dalle giovanili e con la prospettiva di piantare i piedi a Milanello, per quanto sia possibile in questo calcio dove i cambi maglia sono frequenti come quelli dei calzini.

Non vi è nulla da eccepire sul talento e sulla limpidezza di un ragazzo che si è posto con umiltà e si è fatto trovare pronto una volta chiamato in causa. Nella prima stagione di Montella, in particolar modo nei primi mesi, la sua storia rossonera è curvata verso l’alto: inserito in mezzo al campo ha sfruttato le occasioni concesse con l’acuto del gol decisivo alla Juventus. Nella seconda parte della stagione invece la curva verteva verso il basso e un po’ tutto il Milan è sparito, Locatelli compreso. Estrapolando però lo status specifico del centrocampista rossonero, se da un lato è fisiologico un inceppamento dentro a un processo di crescita, a Manuel pare mancare a intermittenza un po’ di personalità. Opaca la prestazione nel derby in Coppa Italia, poco altro lasciato negli altri incontri. Il furore di un anno fa pare essersi disperso nella consapevolezza, il leggero spontaneismo della novità di un giovanotto che nel Milan dei parametri zero e dei vecchietti non avrebbe trovato spazio e che invece ha trovato una linea verde finalmente di nuovo presa in carico nel passaggio tra vecchia e nuova dirigenza, si è smarrito nell’imprevista tempesta che si è abbattuta sul nuovo Milan dopo l’eccitazione estiva di un mercato travolgente.

Allora rallentiamo anche noi e fermiamoci: ci piace pensare che nulla è perduto, che il talento del ragazzo non è stato ancora svezzato a dovere, e se ad oggi è azzardato pensare che possa prendere in mano in toto il centrocampo del Milan, siamo assolutamente convinti che abbia ancora tutte le carte in regola perlomeno per ritrovare continuità, gol e sfrontatezza. Una qualità propria dei giovani, che pare essersi dispersa cammin facendo. L’attuale e raffazzonato Milan dei cambi di allenatore e dei moduli ballerini non è uno strumento facile da maneggiare per un nuovo arrivato in società. Il Milan ha bisogno del vero Locatelli, augurandosi che le belle speranze siano davvero certezze, ma anche Locatelli ha bisogno del vero Milan: quello dove i giovanotti di un tempo (Maldini, Baresi, Costacurta, o Albertini, per stare al suo ruolo) avevano vita facile perché sapevano che non latitavano organizzazione e lungimiranza.

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