Astori e Arsenal, due schiaffi che fanno male, ma che ci diranno chi siamo

Astori e Arsenal, due schiaffi che fanno male, ma che ci diranno chi siamo


Dopo circa due mesi e mezzo il Milan è tornato ad assaporare il gusto amaro della sconfitta e proprio in coincidenza con l’appuntamento più atteso da tifosi e addetti ai lavori. Il netto 0-2 subito in casa dall’Arsenal, ormai 48 ore fa, rende quasi inutile il ritorno a Londra e, a meno di clamorosi colpi di scena e rimonte, spegne il sogno europeo dei rossoneri. Uno schiaffo che fa male, ma che, proprio come quello che ogni tanto un genitore rifila al proprio figlio, può servire per crescere e per evitare di commettere gli stessi errori in futuro. Insomma, guardando il bicchiere mezzo pieno, questa sconfitta può essere davvero vista come l’inciampo durante un cammino che deve avere per forza degli ostacoli per rafforzare il naturale processo di crescita. Prima o poi, infondo, questa squadra doveva cadere e non si poteva immaginare una seconda parte di stagione senza KO.

A margine della pesante ed inequivocabile sconfitta di giovedì sera, però, ci possono essere diverse spiegazioni ed elementi da analizzare. Gennaro Gattuso aveva trovato una giusta quadratura, risultati e gioco con un undici ben stabilito che, partita dopo partita, veniva ormai recitato a memoria. Il fatto di giocare ogni tre giorni, poi, stava paradossalmente rinforzando convinzioni e e condizioni di questa squadra. Dopo l’abbuffata romana, condita dalla sorprendente e convincente vittoria ai danni della Roma e dalla battaglia vinta ai rigori contro la Lazio che ha qualificato il Diavolo per la finale di Coppa Italia, il Milan era pronto e carico per tornare in campo nel derby di domenica sera, partita per la quale il tecnico rossonero aveva caricato a mille i propri ragazzi in conferenza, dopo averli allenati e preparati in funzione di quella delicatissima sfida. La tragedia Astori ed il conseguente rinvio della stracittadina ha senz’altro inciso sul morale e sull’aspetto psicologico dei ragazzi che sono passati dalla tensione positiva in vista del derby al dramma di una perdita, per molti di loro, traumatica.

Non si può assolutamente negare, quindi, che in quella maledetta domenica mattina si è un po’ spezzato il filo di un’energia positiva e si è rotto un incantesimo che coinvolgeva squadra ed allenatore nel momento magico in cui gioco, risultati e convinzioni si mescolavano e si fondevano in un cocktail letale, soprattutto per gli avversari. Non giocare quel derby e staccare la spina forse ha un po’ alleggerito la tensione e ha tolto energie positive alla squadra. I 70mila di San Siro e l’importanza della gara contro l’Arsenal, paradossalmente, hanno contribuito ancor di più a far tremare le gambe all’inesperta truppa rossonera che nel primo tempo ha mostrato tutti i suoi limiti tattici e tecnici nei confronti di un avversario abituato ad un certo tipo di partite, seppur in crisi. L’undici di Gattuso è apparso molle, sulle gambe, confuso e poco lucido e nei primi 45′ si è completamente consegnato all’avversario che ha imperversato in lungo e in largo. Il gol all’ultimo respiro del primo tempo, come se non bastasse, è stata un’ulteriore mazzata che ha ancor di più annientato i nostri calciatori e chiuso con ogni probabilità il discorso qualificazione.

Al netto della forza dell’Arsenal e della maggiore qualità che è innegabile il Milan non è sembrato quello degli ultimi due mesi ed è proprio partendo da questo presupposto che sarà importante constatare la crescita di questi ragazzi, soprattutto psicologica. La partita di domani sera contro il Genoa, infatti, sarà un fondamentale banco di prova per capire se la squadra è in grado di rialzarsi dopo uno schiaffo preso e quanto la cura Gattuso abbia portato i suoi frutti. Finché andava tutto bene, infatti, non era così difficile scendere in campo e dare il massimo, spinti dall’onda emotiva delle vittorie. ora, bisognerà capire quanto questa squadra sia diventata davvero squadra e quanto possa essere matura per evitare contraccolpi psicologici dopo le sconfitte. Il campionato è ancora lungo e, anche se sarà quasi impossibile raggiungere l’obiettivo che ci si era prefissati ad inizio stagione, sarebbe importante darsi la possibilità di crederci e di farlo fino alla fine per non avere ulteriori rimpianti.

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