Stesse partite ma due Milan opposti. Gattuso vs Montella: lo yin e lo yang della stagione rossonera

Stesse partite ma due Milan opposti. Gattuso vs Montella: lo yin e lo yang della stagione rossonera


27 Novembre 2017: dopo uno scialbo, e sfortunato, 0-0 contro il Torino, il Milan comunica attraverso il proprio profilo Twitter l’esonero del tecnico Vincenzo Montella, affidando la gestione della squadra all’ormai ex allenatore della primavera Gennaro Gattuso.

La seconda stagione in rossonero dell’areoplanimo volge così al termine dopo 14 partite di Serie A disputate, 20 punti guadagnati (con una media di 1.4 a partita) ed un misero settimo posto occupato (condiviso, tra l’altro, con Bologna e Chievo Verona). Oggettivamente troppo poco. Eppure le premesse erano ottime: mercato stellare, precampionato da urlo e slogan celeberrimi come il fassoniano “Ed ora passiamo alle cose formali” esaltavano la tifoseria, lasciando pregustare un romantico ritorno in Champions League, quella coppa che troppo tempo non vedeva i rossoneri parteciparvi. Ma si sa, il calcio di agosto lascia il tempo che trova. E fu così che qualche mese più tardi il Milan si ritrovò ancora privo di identità e senza schemi tattici chiari, psicologicamente fragile, debole sotto l’aspetto fisico, incapace di imporsi negli scontri diretti (0 punti nei match conto le prime sei) e con il quarto posto distante 11 punti. Un clima di tristezza e depressione aleggiava sulla squadra, e lo spettro dell’ennesima stagione fallimentare si faceva sempre più concreto.

18 Marzo 2018: il Milan supera 3-2 il Chievo dopo una rimonta al cardiopalma, vince la quinta partita consecutiva in campionato, torna prepotentemente in corsa per un posto in Champions League (ora distante “solo” 5 lunghezze) e voci di rinnovo iniziano a circolare sul conto di mister Gattuso. Dopo 14 partite di Serie A, Rino ha guadagnato la bellezza di 30 punti ed una posizione in classifica, viaggiando ad una media di 2.1 a partita. Chapeau.

E dire che i primi passi del tecnico calabrese in rossonero non lasciavano presagire nulla di buono. Anzi. Tra umilianti sconfitte contro Rijeka e Verona e clamorosi pareggi contro il Benevento, l’avventura di Ringhio sembrava anch’essa destinata a terminare anzitempo. Nel corso dei mesi, però, la squadra ha sempre più assunto forma e spirito del suo condottiero, imparando scendere in campo con grinta, determinazione e pronta a sputare sangue per novanta minuti pur di portare a casa i tre punti.

A Gattuso va il merito di aver riportato al top giocatori prima irriconoscibili come Çalhanoglu e Bonucci, punti cardine nell’attuale scacchiere rossonero. A Gattuso il merito di aver forgiato una squadra solida, compatta (sono solo 2 i gol subiti nelle ultime 7 partite tra campionato e Coppa Italia) ed in grado di vincere tutti gli scontri diretti con lui in panchina giocati. A Gattuso il merito di aver ridato un’anima ad una squadra completamente allo sbaraglio, sommersa dalle critiche, psicologicamente a terra e quasi diventata la barzelletta d’Italia.

Insomma, in questa Serie A sono scesi in campo due Milan totalmente differenti, quasi uno l’opposto dell’altro, richiamando per certi versi la filosofia (guarda un po’ cinese) nella quale lo yin si tramuta in yang.

Lo yin e lo yang della stagione rossonera.

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