Dalla corona all'esilio: Milan, il danno rischia di essere enorme

Dalla corona all’esilio: Milan, il danno rischia di essere enorme


Undici anni – ed un giorno – fa le mani di Paolo Maldini facevano presa sui manici della pesante quanto meravigliosamente gloriosa Coppa che, in Europa, non ha eguali. Undici anni – ed un giorno – fa, il Milan tornava sul tetto del continente, a distanza di quattro anni dall’ultima volta ed a due dalla tremenda notte di Istanbul. Undici anni – ed un giorno – fa, il Diavolo, per una notte, tornava, in una splendida metafora tutta rossonera, in Paradiso. Undici anni, ed un giorno, in cui tanto, troppo, è cambiato.

Dal tetto alla porta

In poco più che un decennio, uno dei club più importanti del Pianeta s’è trasformato completamente, arrivando, oggi, a rischiare una clamorosa esclusione dall’Europa League per vicende extra-calcistiche. Sembra, quasi, di rivivere le caldissime giornate targate Calciopoli, almeno sul piano tecnico. Oggi, come allora, la società rossonera potrebbe esser sbattuta fuori dal suo regno, quello delle competizioni internazionali, per questioni che col pallone c’entrano davvero poco.

Dolo

In questo momento, addossare colpe o puntare indici trasudanti colpevolezza avrebbe un’utilità prossima allo zero. Stabilire quali responsabilità abbiano i soggetti coinvolti nella vicenda, che si chiamino Yonghong Li o Silvio Berlusconi, è un’azione che si dovrà effettuare soltanto dopo che ci si sarà tirati fuori da questo pantano. Il Milan, ed in particolare una tifoseria che ha fatto registrare una media di poco più che 50mila spettatori per partita, che ha bagnato l’esordio stagionale col Craiova con una cornice di 70mila persone, che da anni, incredibilmente, annaspa, non può essere escluso dall’Europa League.

Niente sconti

Chiaramente, come dimostrato dalla bocciatura, secca, netta ed evidentemente – quanto giustamente – politica, emessa dalla UEFA, non basteranno le sette Champions League a salvare la pellaccia del Diavolo. Serviranno prove concrete, servirà un business plan che preveda dati certi e reali. Qualora arrivassero, salvo clamorosi eventi, fatichiamo a credere che a Nyon il semaforo non passi dal rosso al verde. Ma, la cosa importante, è che qualcosa si muova. E, dal momento che qualcosa, realmente, si potrà fare, nulla deve rimanere intentato.

Danno in ogni caso

Ma, come detto, qualsivoglia esito positivo non cancellerà un grande danno. Che non sarà legato semplicemente ad una possibile multa in arrivo, bensì all’immagine d’un club che, appena undici anni fa, veniva incoronato Re d’Europa. Ed oggi, tristemente, rischia di divenire elemento indesiderato, il cui esilio potrebbe essere, per molti motivi, tanto doloroso quanto clamorosamente devastante. Per il calcio mondiale.

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