Rimanere appesi all'Uefa: che umiliazione. Ora non perdiamo la dignità

Rimanere appesi all’Uefa: che umiliazione. Ora non perdiamo la dignità


Rimanere appesi fino a metà giugno al giudizio dell’Uefa e sperare nella clemenza del massimo organismo internazionale per partecipare alla “coppetta” europea mi sembra già abbastanza umiliante per i colori rossoneri. Un’onta superiore al fatto stesso di partecipare o meno all’Europa League di cui, diciamocelo chiaramente, da che Milan è Milan non ce n’è mai fregato niente.

Noi siamo quelli delle sette Champions League, siamo quelli che l’Uefa ha sempre portato ad esempio, riconosciuto, elogiato. Noi siamo quelli che quando la politica e la magistratura calcistica (e non solo) italiane hanno fatto scoppiare la farsa di Calciopoli, l’Uefa ha detto: “Fermi tutti, il Milan non si tocca, la Champions League la fa, garantiamo noi”. E non solo l’abbiamo fatta ma l’abbiamo pure vinta. Alla faccia di chi aveva provato a non farcela giocare. L’Uefa è sempre stata dalla parte del Milan. Senza mai farci sconti, com’è giusto che sia. Ma siamo stati per anni il miglior biglietto da visita nel mondo per il calcio del Vecchio Continente.

E ora? Se ci trattano come l’ultima squadra sfigata e piena di debiti ci sarà un motivo. L’ultima squadra italiana cui l’Uefa ha negato la partecipazione all’Europa League è stata il Parma, sì proprio quello di Manenti & company. Vi
rendete conto? E noi siamo qui ad accusare l’Uefa di complotto? A cercare recondite scuse politiche nell’eventuale esclusione del Milan? A mettere sullo stesso piano il Milan fuori dalle coppe e il rigore di Benatia al Bernabeu? (peraltro netto come pochi).

Abbiamo perso il nostro Milan, probabilmente perderemo la possibilità di fare le coppe, ma almeno non cerchiamo di non perdere la dignità. Non ci attacchiamo a scuse assurde. Anche un bambino capirebbe che qualsiasi presidente dell’Uefa preferirebbe avere il Milan in Europa League piuttosto che una sconosciuta squadra uzbeka, moldava o lussembughese (anzi no, lasciamo perdere il Lussemburgo dove ha sede la nostra “nuova” società).

A proposito di dignità, se per caso l’Uefa dovesse chiudere entrambi gli occhi sui misteri del futuro rossonero in nome dei fasti passati e dovesse riammetterci all’Europa League, almeno cerchiamo di avere il pudore di non esultare. Ho già letto da qualche parte che i dirigenti rossoneri hanno passato il messaggio della serie “abbiamo prodotto una splendida memoria difensiva, a livello legale abbiamo fatto un grande lavoro”. Ecco, per piacere
non parliamo di “grande lavoro” della società, dato che se ci troviamo in questa situazione la colpa è di chi ci ha ridotti così. Cioè di chi ha consegnato il nostro meraviglioso Milan a questo ingrato destino. A un anno di distanza mi ritrovo a ribadire che “i cinesi non esistono” e adesso purtroppo nessuno si diverte più a fare gli hashtag per prendermi in giro. Adesso tutti si rendono conto delle “scatole” cinesi.

E chi non se ne rende conto è perchè “deve” non rendersene conto. E convincere la gente che i cinesi esistano
davvero, che abbiano speso un miliardo per comprare il Milan e che lo riporteranno ad alti livelli. Purtroppo per loro la gente ci crede sempre meno. Far passare il sottoscritto come un nostalgico visionario o peggio ancora come “non milanista” era più facile, ora parlano i fatti e sovvertire anche quelli diventa più difficile. Così come è stato difficile convincere la Curva Sud a fare gli striscioni contro il sottoscritto prima dell’ultima di campionato. Qualcuno ci ha provato con una telefonata, ma per fortuna l’invito non è stato raccolto da persone che negli anni si sono dimostrate più responsabili, corrette e milaniste di tanti altri.

Apro e chiudo una parentesi strettamente personale ringraziando chi mi ha dato la possibilità di coronare per anni quello che era il mio sogno da bambino, cioè fare le telecronache del Milan. Imitavo l’amico Carlo, mi facevo insegnare da lui quando avevo 7 anni e giocavamo insieme a Subbuteo. Sono cresciuto con le sue radiocronache su Radio Panda, International, Peter Flowers e quando una domenica mi chiese di sostituirlo su Radio Zeta per un
Milan-Fiorentina mi sembrava di sognare. Poi il sogno divenne realtà grazie a Fabio che mi fece dapprima affiancare Tiziano come seconda voce a San Siro, mentre seguivo ancora Brescia e Juve. Successivamente, 11 anni fa, mi promosse “telecronista” del Milan per QSVS, più di un sogno per me. Al primo anno Champions ad Atene e Mondiale a Tokyo. A Yokohama mi tornò alla mente quando 18 anni prima avevo vissuto la “notte in diretta” di Telelombardia per la prima Intercontinentale, quella di Chicco Evani e Higuita. Avevo 10 anni e conservo ancora l’autografo del Presidente: “A Cristiano, piccolo milanista campione del mondo”. Facendo la cronaca del mio Milan ho provato emozioni incredibili, gioie e dolori. Mi sembrava di essere in Curva come quando avevo 16 anni o come quando, più grandicello, scappavo dalla tribuna stampa per andare in Fossa (finchè il mio amico Ugo non si accorse…).

Emozioni fortissime, come quelle provate sulla strada per Madrid portando gli undicimila messaggi dei tifosi rossoneri disperati come me per la partenza di Ricky. In macchina con me c’era l’amico Andrea. Sono felice e orgoglioso che proprio un super milanista e un ottimo giornalista come lui farà le cronache del Milan al mio posto a partire dalla prossima stagione. Io continuerò a tifare per lui e per il Milan dallo studio, da casa e magari dalla Sud. Sperando che passino in fretta questi tempi e questa gente. Forza Andrea, vecchio cuore rossonero.




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