A chi farà più male lo stop europeo?

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Il Tas di Losanna esaminerà domani il ricorso presentato dal Milan nel tentativo di ribaltare la sentenza dell’Uefa che ha estromesso i rossoneri dalla prossima Europa League. La qualificazione, ottenuta grazie al sesto posto nella stagione appena passata, è stata sudata sul campo dalla truppa di Rino Gattuso. Ma ora proprio il tecnico attende di conoscere il responso dell’appello in Svizzera per impostare la nuova annata: ci sarà l’impegno europeo (almeno sei gare del girone da settembre a dicembre) oppure la testa e le gambe dovranno essere calibrate esclusivamente su campionato e Coppa Italia?

Il palcoscenico europeo, seppur quello dell’Europa League sia meno prestigioso della Champions, è l‘habitat ideale per una società dal brand così noto come il Milan. La storia del club impone di rimanere sul livello europeo, per prestigio e per ricavi commerciali derivanti da botteghino, maglie, diritti televisivi e premi Uefa. Un’annata fuori significa rivedere sogni e budget. Non solo. Anche a livello motivazionale, ci sarebbero da considerare le posizioni di diversi giocatori. Se per chi ha più esperienza una pausa dal palcoscenico europeo può assorbirsi senza traumi, per chi è in rampa di lancio lo stop potrebbe generare ripercussioni sul valore del cartellino, su potenziali ingaggi e offerte da altri club.

Eppure ci sono precedenti favorevoli. La prima Juventus di Antonio Conte, ad esempio, si presentò ai nastri di partenza della stagione 2011/2012 fuori dall’Europa dopo averci giocato appena sei partite del girone nell’annata precedente. Un condottiero come il tecnico salentino seppe trovare le giuste motivazioni e dosare le energie per una stagione dall’esito poco preventivabile all’inizio, ovvero la conquista dello scudetto. Analogo discorso si potrebbe fare, pur con grande qualità in rosa, per il primo Chelsea sempre targato Conte. Star fuori non per forza può far male. Anche se il lavoro sulla testa dei giocatori diventa, in questi casi, la priorità per chi vuole puntare a tornare grande.

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