L’importanza di ripartire da quattro facce rossonere

L’importanza di ripartire da quattro facce rossonere


Maldini, Ancelotti, Gattuso e Leonardo: con queste quattro facce ricomincia la storia del Milan al San Paolo. Quattro facce che hanno fatto la storia, bruscamente interrotta in questi ultimi anni, in uno stadio che ha rappresentato una tappa fondamentale per quella storia. Carletto sarà avversario, ma solo per una delle due sere nell’intera stagione. Quando si saluteranno lui e Rino non potremo che ripensare a quel meraviglioso abbraccio di Atene. E sognare di riprovare quelle emozioni indescrivibili.

Il tragico destino ha voluto che il campionato del Milan cominciasse a Napoli e cominciasse sotto gli occhi di Carletto, quasi come per avere la sua benedizione. Il Milan è tornato ai “milanisti” e soprattutto è tornato a chi ha sempre fatto e voluto il bene del Milan. Il Milan è tornato una squadra, innanzitutto fuori dal campo e, probabilmente, lo sarà anche in campo. Da tanti, troppi anni, le stagioni cominciavano con una serenità e un’unione che erano solo apparenti. Da tanti, troppi anni, le stagioni cominciavano dopo estate ricche di illusioni e prese per il culo. Quest’estate invece poche parole e tanti fatti, tanti fatti da Milan. Una proprietà solida e stabile, una dirigenza credibile, una campagna acquisti logica. Poi sarà il campo a parlare, partendo dalle difficilissime sfide con Napoli e Roma. Ma al di là dei risultati, la sensazione è che il Milan, quello vero, sia tornato.

Sarei andato a San Siro per assistere al debutto col Genoa, seguirò in tv Napoli-Milan e poi sarò a QSVS per la cronaca di Milan-Roma. Dopo un maledetto anno passato a sperare che venisse rimosso chi stava facendo il male del Milan e chi permetteva loro di farlo, non vedo l’ora di tornare a soffrire e gioire per la mia squadra del cuore. A differenza di altri non ero e non sono mai stato pagato per difendere in modo acritico e indistinto sia chi fa il bene sia chi fa il male del Milan. Sono fiero di aver portato avanti le mie opinioni, i miei dubbi e le mie critiche, nonostante le numerose pressioni esercitate in tutti i modi, anche biechi e vigliacchi. Mi illudo di aver contribuito anche in piccolissima percentuale alla “rimozione” di chi stava rovinando il Milan. E adesso mi voglio godere quello che sta nascendo. Anzi, rinascendo.

E parlare, finalmente, di calcio e di campo.
Partiamo da Donnarumma: sono contento che Rino, magari consigliato da Leonardo e Maldini, si sia ricreduto sulla titolarità di Reina e abbia restituito la maglia numero 1 a quello che potrebbe diventare il miglior portiere del mondo. In difesa il miglior acquisto è stata ovviamente la cessione di Bonucci, sintesi perfetta della precedente gestione: montato, strapagato, prepotente e incapace di marcare, ma soprattutto di essere leader della squadra. L’addio dello “juventino” ha oltretutto portato la fascia sul braccio di Romagnoli, che ho sempre considerato un “Nestino”. A fianco a lui un giovane come Caldara e il redivivo Musacchio che quest’anno, senza più la dittatura “bonuccica”, sono sicuro che potremo apprezzare. Le fasce sono invece molto migliorabili, considerando che i due top, Conti e Strinic, sono fermi ai box. Mi aspetto la definitiva conferma ad altissimi livelli di Calabria. A proposito di fasce, qualche metro più avanti, potrebbe risultare determinante l’innesto di Laxalt, giocatore che è cresciuto tantissimo ed è stato per lunghi tratti il miglior esterno dello scorso campionato. A proposito: da notare che in questa rivoluzionaria estate è caduto anche l’embargo delle operazioni con il Genoa. In mezzo sono soddisfatto dell’arrivo di Bakayoko che potrebbe conferire al reparto quell’equilibrio che non sempre Kessiè è riuscito a dare. Continuo ad essere perplesso sulla contemporanea presenza in campo del trio Suso-Calhanoglu-Bonaventura e credo che alla fine Rino opterà per schierarne sempre due su 3. Con ovvia precedenza all’italiano, capace di giocare mezz’ala, ma secondo me sempre meglio in posizione avanzata. Sono curioso di vedere all’opera Castillejo. E’ inutile dire che l’arrivo del Pipita sia quello che ha cambiato volto alla nostra campagna acquisti e alla nostra squadra. Che, dopo 6 anni torna ad avere un centravanti di nome, di peso, di gol, di personalità. Uno che non si discute e che dice: “datemi la palla e ci penso io”. Ci mancava ed è incredibile come l’anno scorso siano riusciti a non prenderne uno pur spendendo 250 milioni. L’attacco torna ad avere una gerarchia e sono contento che la prima e unica riserva per quel ruolo sia Cutrone, che avrà tempo e partite per crescere all’ombra di Higuain. Non dico che sia una squadra forte, in grado di competere per lo scudetto o per vincere l’Europa League. Ma almeno è una squadra logica, costruita con criterio e con amore per questi colori. Sempre Forza Milan.

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