Rino, perché non rischi mai?

Rino, perché non rischi mai?


La prima non è andata, ma la stagione si prospetta lunga e ricca di sorprese, si spera positive. Gattuso è uscito sconfitto dal San Paolo, zero punti conquistati. Nel bilancio finale, il Milan ha espresso un bel calcio i primi 50 minuti, poi il tracollo. Cosa manca a questo Milan? Si dice che la squadra sia lo specchio del mister. Gattuso, si rivede in questo Milan? Coraggio, grinta, corsa, quantità, un pizzico di rabbia, cattiveria quanto basta. Al Milan manca molto per avvicinarsi a queste caratteristiche. Gattuso, sin dalle prime sconfitte sulla panchina del Milan, ha sempre ammesso di essere il primo colpevole delle disfatte milaniste perché chi sceglie le pedine rossonere è proprio lui.

Ma allora, perché non rischiare di più? Chi conosce il Gattuso giocatore sa bene dove vogliamo arrivare. Il Gattuso sempre pronto a tutto, disposto al rischio estremo forse non si è mai accomodato in panchina. Da giocatore ha sempre garantito una copertura difensiva da far tremare i reparti offensivi avversari, ed ora vorrebbe riproporre lo stesso nella compagine che dirige. Da qui, la scelta del centrocampo a tre e della difesa a quattro. In fase di non possesso, tutti al recupero, tutti a collaborare alla fase difensiva. Così si rischia poco. Analizzando la rosa milanista, il modulo prediletto sarebbe proprio il 4-2-3-1, con Bakayoko e Kessie, molto vicini alle caratteristiche e al modo di giocare di Gattuso, davanti alla difesa come filtro di quantità. Alle spalle del centravanti, tanta qualità, tanta spinta offensiva e magari qualche gol. Bonaventura, Suso e Calhanoglu dietro a Higuain incarnerebbero una squadra offensiva per eccellenza. Forse un azzardo, sopratutto se giochi contro la Roma. Ma si sa che il coraggio, a volte, viene premiato. Gattuso sarebbe certamente pronto a prendersi eventuali responsabilità, come d’altronde ha sempre fatto, ma dimostrerebbe di avere in pugno la squadra. Un esempio di coraggio, rischio e carattere, che abbiamo visto venir meno al San Paolo dopo il primo gol di Zielinski, quando i rossoneri hanno tirato i remi in barca. Forse, al Milan, manca proprio questo.

Gattuso si specchierà e vedrà maggiormente sé stesso. Ora il Milan rappresenta la normalità, l’equilibrio se vogliamo: niente a che vedere con la personalità del mister.

Gattuso sta dirigendo la squadra in un momento delicato, di transizione, sta percorrendo il percorso che dovrebbe riportare il Milan protagonista in Europa e nel mondo, proprio come ai vecchi tempi. La qualità non manca, incrementata dagli innesti di prospettiva inseriti in rosa quest’estate. Il coraggio, forse sì. Tra un anno, ci ritroveremo a fare il bilancio. Ma sicuramente, nel caso in cui Gattuso decidesse di rischiare con la grinta che l’ha sempre caratterizzato, sarà senza dubbio un bilancio positivo. Per tutti i cambiamenti importanti, va intrapreso un salto nel buio. Sempre. Gattuso è l’uomo giusto.

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