Gigio e Ringhio devono ancora crescere (e tanto)

Gigio e Ringhio devono ancora crescere (e tanto)


Fa male, malissimo perdere un derby così. Ma dobbiamo cercare di essere lucidi e obiettivi, non fare come gli altri. Chi parla di “culo” dell’Inter non è obiettivo o, come al solito, vuole nascondere la verità ai tifosi. Il patatrac al 92′ non è stato un colpo di sfiga, ma ha chiuso la partita con il risultato più giusto. Non facciamo come loro che per anni hanno vinto o pareggiato derby senza meritarlo e non l’hanno mai riconosciuto. Noi, da sempre, abbiamo la cultura della vittoria e della sconfitta. Non dobbiamo aver problemi a riconoscere che ci sono stati superiori in lungo e in largo per tutti i 90 minuti.

E’ inutile e controproducente gettare addosso a Donnarumma tutta la colpa della sconfitta. Faremmo come quelli che dicono “abbiamo perso per colpa dell’arbitro”. La sconfitta ce la siamo meritata in tutti i 90 minuti. Anzi anche prima. Mi spiace dirlo ma il derby è stata la peggior partita dell’anno, forse la peggiore della gestione Gattuso e fa impressione dirlo perché al di là delle clamorose contraddizioni tattiche e degli evidenti limiti tecnici, al Milan l’altra sera è mancata quella grinta, concentrazione e ferocia che sono le qualità principali che Rino avrebbe dovuto infondere nella squadra.

E’ strano che a una squadra di Gattuso sia mancato il “marchio di fabbrica” proprio in una partita come il derby dove applicazione, rabbia sportiva e determinazione dovrebbero essere scontate. Questo però è solo uno degli aspetti che hanno portato alla serataccia di domenica. Figlio probabilmente di un “disorientamento” della squadra apparso evidente. Un “disorientamento” che ha origini tattiche e in qualche modo filosofiche e che palesa i limiti del Gattuso allenatore, quelli che in queste pagine abbiamo sempre evidenziato. Gattuso, lo abbiamo sempre detto, ha costruito un Milan monocorde, capace di recitare sempre e solo lo stesso copione, indipendentemente dall’avversario, dal tipo di partita e dal risultato parziale. Lo avevamo evidenziato anche in altre occasioni quest’anno.

I casi più emblematici sono stati Napoli e Atalanta quando Gattuso non è stato capace di cambiare pelle e iniziare a “buttare la palla in tribuna” per conservare il risultato. La vocazione al “giocare a tutti i costi” ci è costata tanti punti. Rino non ha mai capito che per portare avanti quella filosofia ci vuole un altro tipo di squadra, più simile al suo Milan degli anni d’oro, molto diversa da questa compagine impaurita da anni tremendi e con evidenti limiti tecnici e di personalità. Invece, con presunzione, Gattuso ha sempre portato avanti sempre e solo quella mentalità. La mentalità del titic e titoc di Suso, Calhanoglu e company. Non a caso nell’ultimo editoriale mi ero permesso di consigliare a Gattuso di costruire un Milan più “a misura di Higuain”, cioè una squadra più raccolta e compatta che cercasse il suo unico fuoriclasse ripetutamente e velocemente. E che dedicasse la maggior parte degli uomini alla fase difensiva.

Proprio come faceva il primo Milan di Ibra. Gattuso, con Higuain in squadra, aveva il dovere fin dall’inizio, di provare a impostare nel Milan questa alternativa di gioco e di mentalità, invece di fossilizzarsi solo ed esclusivamente sul suo credo tattico. Nella marcia di avvicinamento al derby tutti erano convinti che il tema tattico della partita sarebbe stato: il Milan che avrebbe fatto gioco con possesso palla e predominio territoriale e l’Inter raccolta e pronta a colpire in ripartenza. Invece stavolta, improvvisamente, Gattuso ha chiesto alla squadra di cambiare modo di giocare e di pensare. Forse per evitare le ripartenze di Spalletti. Ha stravolto all’improvviso le sue convinzioni e ha chiesto al Milan di giocare un calcio che il Milan non sa fare. Non solo: per giocare una partita di contenimento non ha neppure cambiato interpreti ma ha lasciato i soliti, quelli che fino a prima della sosta giocavano tutto un altro calcio. Chiedere a Calhanoglu e Suso di giocare in contropiede è una follia, tanto vale non metterli. Cambiando all’improvviso filosofia avrebbe dovuto cambiare anche gli interpreti.

Grandi alternative non ne aveva ma poteva studiare un bel centrocampo muscolare a protezione della difesa, terzini bloccati e Bonaventura incursone nel trio d’attacco, alla “Doha” per intenderci. A quel punto avrebbe avuto senso tenere una squadra bella raccolta con due bocche da fuoco in attacco, Higuain e Cutrone. Per evitare anche l’avvilente isolamento del Pipita, che non a caso è stato la peggior versione stagionale di se stesso. Invece Gattuso ha preso il solito Milan e dopo un anno di possesso palla e palleggio, gli ha chiesto di fare una partita di contenimento e ripartenza. Il risultato è stato quel disorientamento di cui parlavamo prima e la squadra è stata semplicemente imbarazzante. Solo la superba prestazione della coppia centrale, Calabria e Donnarumma ha consentito al Milan di arrivare con la porta inviolata fino al 92esimo. Poi l’errore più grave della carriera di Gigio, che dobbiamo comunque proteggere e tranquillizzare. Non massacrare. Per il suo bene, ma soprattutto per quello del Milan.

In conclusione, purtroppo il derby lo abbiamo perso meritatamente e la sconfitta, come lui stesso ha ammesso molto onestamente, è per gran parte di Gattuso. Che esattamente come Donnarumma, deve crescere e tanto. Siamo sicuri che sia ancora il caso di aspettarlo? Questa prima tranche di campionato dimostra quello che ho sempre sostenuto: i punti da febbraio a maggio pesano meno di quelli da settembre a dicembre. Perché è in questa fase che si decidono i destini delle stagioni, delle squadre e degli allenatori. Hanno fatto il confronto tra Montella e Gattuso a un anno di distanza quelli che vi hanno preso in giro dicendo che l’unico problema del Milan era l’allenatore? Tranquilli, tanto avranno una “cazzata” da vendervi anche quest’anno. Sono pagati per quello.




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