Verso Nyon, tra rischi e speranze col miraggio di un Voluntary Agreement

Verso Nyon, tra rischi e speranze col miraggio di un Voluntary Agreement


Il Milan si appresta a presentarsi alla Camera Giudicante dell’Uefa, a Nyon, con un assetto nuovo di zecca rispetto alle udienze con Marco Fassone amministratore delegato. Allo stesso tempo, il management rossonero, con in testa il presidente Paolo Scaroni, sa con certezza che uscirà dal confronto con una sanzione. Resta da capire di quale entità, dopo aver scampato il pericolo, la scorsa estate, dall’esclusione dall’Europa League.

Il punto di partenza restano i 121 milioni di euro di scostamento dai parametri del fair play finanziario, maturati nel triennio 2014/2017. Arriverà una multa, magari sotto forma di deduzione dai premi Uefa della scorsa stagione, quelli che l’organismo del calcio europeo eroga ai club a seconda dell’avanzamento nelle competizioni internazionali. Per capire le cifre, l’anno scorso il Milan si fermò agli ottavi di Europa League contro l’Arsenal, conquistando 13,9 milioni di euro. Quest’anno, a girone eliminatorio ancora in corso, il club ha maturato 4,2 milioni tra bonus e premi.

L’Uefa potrebbe scegliere, in teoria, nove livelli di punizione. Due (esclusione dalle coppe o cancellazione di titoli vinti) sono già da escludere dopo la sentenza del Tas di Losanna. L’ipotesi più probabile è che il Milan si beccherà una punizione analoga alle limitazioni imposte nei cosiddetti Settlment Agreement, senza accedere allo strumento pluriennale già concesso a Inter e Roma. Si potrà andare dai tetti di spesa sul mercato ai vincoli nelle liste dei giocatori da impiegare in campo europeo.

Assai remota, ma comunque sul tavolo, è l’ipotesi di discutere con la nuova proprietaria un’ipotesi di Voluntary Agreement, un vero e proprio contratto tra le parti che consentirebbe al Milan di rientrare nei parametri nel giro di un quadriennio, ma di non pagare sanzioni per precedenti violazioni che, in questo caso, sarebbero ascritte ad una proprietà oggi svanita. Si tratterebbe di una soluzione favorevole ai rossoneri, ma che creerebbe comunque un precedente. Tanto per intenderci, nel 2015 l’Inter di Thohir dovette accettare un Settlement Agreement, nonostante gli sforamenti del fair play finanziario fossero dovuti in gran parte all’era precedente. In quel caso non passò la deroga del cambio di proprietà, anche se – va ricordato – il club nerazzurro all’epoca era ancora detenuta in quota di minoranza da Massimo Moratti.

Di certo, il Milan si presenterà all’Uefa in una veste credibile, con un fondo solido alle spalle come Elliott. Elementi, questi, che sono valsi l’annullamento della sanzione dell’esclusione dall’Europa League, lo scorso luglio. Ora l’obiettivo è presentarsi altrettanto solidi a Nyon.

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