Higuain, non sei solo. Quando un errore può costare un'esperienza al Milan (o la carriera)

Higuain, non sei solo. Quando un errore può costare un’esperienza al Milan (o la carriera)

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Ci sono momenti nella vita di un calciatore dove basta un singolo episodio per compromettere definitivamente l’esperienza con la propria squadra. Ci sono momenti che la testa si riempie di pensieri negativi e si vorrebbe tornare indietro, a quel maledetto giorno dove tutto ha avuto inizio, per cercare di cambiare le cose. Un po’ come forse avrà pensato Gonzalo Higuain, che da quel maledettissimo rigore contro la sua ex squadra, la Juventus, parato da Szczesny a fine primo tempo, non ha saputo più reagire e ne ha pagato le conseguenze sin da subito: venendo espulso nella stessa partita per le proteste all’arbitro Mazzoleni.

Da lì in poi, dopo le due giornate di squalifica che gli hanno fatto saltare le sfide con Lazio e Parma, il numero 9 è stato autore di prestazioni sotto la sufficienza contro Torino, Bologna e Fiorentina. Certo, non è che prima la situazione fosse estremamente positiva, ma per lo meno il Pipita era più pericoloso e decisivo in area di rigore: aveva segnato l’ultimo suo gol in A nel 3-2 alla Sampdoria di fine ottobre, ed era stato pericoloso nel secondo tempo con il Genoa e nel primo contro l’Udinese, prima che uno sciagurato colpo alla schiena di Mandragora mettesse a suo rischio il maledettissimo match di San Siro contro la Juventus.

Higuain non è l’unico tra i giocatori rossoneri a vivere un momento negativo per via di un episodio controverso che, speriamo per lui, non condizioni negativamente il resto della sua stagione milanese. Altri, purtroppo, o per sfortuna o per errori commessi, non si sono più ripresi. Noi ne abbiamo individuati cinque, ma scorrendo nel passato tanti sono i nomi che si potrebbero fare. Ecco quali sono:

MBAYE NIANG (2012-14, 2014-15, 2015-17)
Annunciato come uno dei giocatori giovani più talentuosi del panorama francese, Mbaye Niang fa sognare tutti sin dal suo arrivo sparando subito alto con le ambizioni personali: “Voglio vincere il Pallone D’oro”, aveva detto l’attaccante giunto a Milanello dal Caen nel 2012. Le prime due annate, però, non vanno come i tifosi speravano: la casella reti, infatti, recita un solo gol in Coppa Italia in 34 partite giocate. Così, la decisione di mandare il giocatore a Montpellier, prima del suo ritorno a Milanello. Poi, nel mercato invernale 2015, Niang viene ceduto in prestito al Genoa dopo sole cinque partite giocate con i rossoneri e ancora 0 reti. La definitiva consacrazione sembra arrivare dopo il secondo ritorno in rossonero: 8 gol in 21 partite nella stagione 2015-16 sotto le guide di Mihajlovic (prima) e Brocchi (poi), e 3 gol in 18 partite l’anno successivo con Montella. Non uno, ma tre episodi hanno condizionato negativamente l’esperienza di Niang in rossonero, che tante possibilità ha avuto ma le ha tutte sprecate: il palo contro il Barcellona al Camp Nou nel ritorno degli ottavi della Champions 2012-13 (che sul 2-0 per i catalani poteva dare chance di qualificazioni ai rossoneri, vittoriosi con lo stesso risultato a San Siro); l’incidente in auto a marzo 2015 nel pieno della maturazione calcistica, che non consentì al senegalese di essere decisivo per il finale di stagione, e la litigata con Montella nel dicembre dell’anno successivo. I due errori consecutivi dal dischetto contro Crotone (ininfluente ai fini del risultato) e Roma (decisivo), infatti, avevano minato l’autostima del giocatore che perse con il tempo serenità. Il rapporto con l’allenatore campano si deteriorò piano piano e così ecco la decisione della società di dare il benservito a Niang, finito prima al Watford di Mazzari, poi al Torino la stagione successiva. Dopo non aver convinto neanche nel club di Urbano Cairo, oggi l’attaccante è in prestito in Francia, al Rennes.

Il palo di Niang in Barcellona-Milan 4-0, Champions League 2012-13

RODRIGO ELY (2015-17)
Arrivato giovanissimo dal Gremio (Brasile), dopo essere cresciuto con la Primavera tra 2012 e 2012, Rodrigo Ely inizia la sua gavetta in B giocando per Reggina, Varese e Avellino. Prestazioni convincenti e la decisione dei rossoneri di richiamarlo in prima squadra per la stagione 2015-16. Nel precampionato  impressionò molto nelle prestazioni tanto che Sinisa Mihajlovic spese parole d’oro per lui e decise di schierarlo titolare già dalla prima di campionato al “Franchi”, in casa della Fiorentina. Con i Viola allenati da Paulo Sousa, però, solo incubi: prima un’ammonizione al 9′, poi una seconda al 36′, entrambe per falli a Nikola Kalinic. Doppio giallo e cartellino rosso. E proprio dalla successiva punizione, Marcos Alonso pennellò una traiettoria imprendibile per Diego Lopez. Alla fine la partita finì 2-0: Ilicic chiuse il match da calcio di rigore al 56′. Un episodio letale per il difensore brasiliano, non più impiegato fino alla sesta e alla settima giornata, nella sconfitta di misura contro il Genoa al Marassi (1-0) e nel tracollo di San Siro contro il Napoli (0-4). Queste sono state le ultime due partite disputate da Ely, che ha concluso la stagione tra panchina e tribuna tra non convocazioni e una frattura al metacarpo del piede. Dopo non aver mai giocato per metà della stagione successiva (2016-17), l’approdo in Spagna, all’Alavés, nel gennaio 2017 dove tuttora il difensore sta giocando.

L’espulsione di Rodrigo Ely contro la Fiorentina

JENS LEHMANN (1998)
Il roccioso portiere tedesco di Essen si è consacrato allo Schalke 04 nel 1989, imponendosi come uno dei migliori portieri di Germania e d’Europa. Nell’estate 1998 quindi il passaggio al Milan, dove, però, disputa appena 5 match in Serie A e una di Coppa Italia. Dopo l’esordio tranquillo il 12 settembre contro il Bologna (3-0 per i rossoneri), appena 14 giorni più tardi, a San Siro, disputa una prestazione inguardabile contro la Fiorentina che gli costò caro. Il Milan perse 3-1, colpito dalla tripletta di Gabriel Omar Batistuta, e Lehmann è stato autore di una papera clamorosa su uno dei gol dell’argentino. Il 18 ottobre a Cagliari, poi, il Milan perse 1-0 ancora per un’incertezza del tedesco nel gol di Tiziano De Patre. Due errori gravi che gli sono costati il posto in favore di Sebastiano Rossi. A inizio gennaio 1999, l’addio ai colori rossoneri e l’arrivo al Borussia Dortmund, per tornare in patria il portiere di una volta. Una scelta che si rivelò azzeccata prima dell’approdo all’Arsenal, perché nel 2006 venne eletto secondo portiere d’Europa dietro a un certo Gianluigi Buffon.

La papera di Lehmann in Milan-Fiorentina 1-3 (1998): il tiro di Batistuta finisce sotto le gambe del tedesco

WINSTON BOGARDE (1997-98)
Dopo i fallimenti Reiziger e Davids, Galliani tenta nuovamente il colpo in casa Ajax acquistando, nell’estate 1997 e a parametro zero, Wiston Bogarde, roccioso difensore olandese, arrivato a Milanello insieme a Patrick Kluivert. Bogarde, alto 190 centimetri per un peso di 84 chili, non convinse affatto nelle prestazioni tanto da giocare appena 3 partite. L’episodio più grave fu il retropassaggio sciagurato a Oliver Bierhoff (rossonero dalla stagione successiva) in un Udinese-Milan 2-1. Il risultato? Addio certo a fine stagione insieme a Kluivert, anche lui grossa delusione, entrambi in direzione Barcellona.

Winston Bogarde (a sinistra) e Patrick Kluivert con il Trofeo Berlusconi

GIANLUIGI LENTINI (1992-96)
Dopo essere cresciuto nel Torino di Emiliano Mondonico, con il quale raggiunge il terzo posto in Serie A e la finale di Coppa Uefa nella stagione 1991-92, Gianluigi Lentini ha fatto innamorare talmente tanto Berlusconi che per il giocatore pagò 18,5 miliardi di lire (cifra record) più, dicono le voci fuori corridoio, altri 10 miliardi fuori bilancio. La prima stagione è piuttosto buona con i rossoneri allenati allora da Fabio Capello: 30 presenze, 7 gol, uno Scudetto ed una Supercoppa Italiana vinti. Ma nella notte del 2 agosto 1993, Lentini è rimasto coinvolto in un incidente stradale lungo l’autostrada Torino-Piacenza, schiantandosi a quasi 200 chilometri-orari. Dopo la convalescenza, il giocatore di Carmagnola (Torino) è tornato in campo sul finire della stagione, ma non è mai più tornato il giocatore di prima: è stato così ceduto all’Atalanta, prima di finire la sua carriera in squadre di categorie più basse.

La macchina di Lentini distrutta dopo l’incidente sulla Torino-Piacenza

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