L'ascesa silenziosa del Milan, punto dopo punto, spalanca le porte della Champions

L’ascesa silenziosa del Milan, punto dopo punto, spalanca le porte della Champions

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L’obiettivo di inizio stagione della squadra rossonera indicava il quarto posto. Dopo quindici giornate, il Milan è proprio lì, in solitaria, nell’ultima posizione utile per un biglietto per la prossima edizione della Champions League. Forse in maniera inaspettata, il Milan, da qui al termine della stagione, difenderà proprio quel posto. Inaspettatamente sì, ma anche in silenzio. Il Milan si sente poco, lavora in silenzio e conquista ciò che gli spetta. Questo il riassunto della prima frazione di stagione della squadra di Gattuso. I rossoneri vantano pochi protagonisti, poco spazio nel mondo mediatico, pochissime parole e tanti fatti.

LAVORO – Il segreto del successo è proprio quello, il lavoro. Gattuso lo sa bene e da vero condottiero ha incentrato il suo progetto sul sacrificio. E nulla di più. Zero alibi, questo il segreto. Guardando indietro, il Milan non ha vissuto sotto il segno della fortuna, perdendo per infortunio i punti cardine di una stagione progettata calibrando perfettamente ogni pedina all’interno dell’organico. Poco importa se la filosofia del lavoro coinvolge ogni singolo elemento della rosa, chiamato al sacrificio anche nei momenti di difficoltà. “Sono tutti fondamentali” avrebbe ammesso Gattuso. Abate adattato centrale di difesa potrebbe valere da esempio, ma restiamo sul generale. L’adattamento e l’aiuto per la totalità dei componenti, comunque, ne siamo certi, restano altri due ingrendienti segreti di Milanello.

GATTUSO DOCET – L’uomo chiave è proprio lui. Lo specchio di una squadra è l’allenatore, il leader e il condottiero. Il lavoro di Gattuso con la squadra rossonera si sta vedendo eccome, la sua fame di vittorie passa per il sacrificio di ognuno dei suoi ragazzi. Prima l’armonia, poi il lavoro. Questa la sequenza fondamentale per raggiungere il successo. Tante carote, condite con un bastone necessario quanto determinante. L’uomo che rappresenta il Milan non ha mai fatto riferimento alla sfortuna, all’arbitraggio, alla casualità o agli episodi. “Mi prendo le colpe, sono il primo responsabile“, la frase forse più frequente del tecnico, per le sconfitte, ma anche per i successi non del tutto convincenti. Prima di insegnare, serve portare un esempio corretto. E Gattuso, lo sta facendo alla grande.

POCHE PAROLE – “Un gesto vale più di mille parole“. Una frase che vale in amore, nell’amicizia, ma anche nel lavoro. Sembra quasi che il Milan sia al quarto posto senza grandi frasi o esaltazioni, un po’ per caso, ma non troppo. Un silenzio condito dal lavoro, sacrifici e progettazioni delle gare nella piena consapevolezza dei limiti della rosa. Un silenzio, che diventa quindi assordante all’interno di Milanello, durante ogni allenamento. Le parole, almeno in pubblico, restano molto poche. All’interno dello spogliatoio, invece, mister Gattuso ha una frase per tutti, consapevole dell’apporto fondamentale di ognuno. Nessuno escluso.

Insomma, un progetto ambizioso trasformato in realtà all’insegna della semplicità.

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