Gattuso e il suo Milan operaio. Bene, ma serve anche altro

Gattuso e il suo Milan operaio. Bene, ma serve anche altro


Rino Gattuso nelle ultime settimane sembra aver plasmato il Milan a sua immagine e somiglianza, o almeno come piace a lui. Squadra corta, attenta che concede pochissimo agli avversari e che subisce gol con il contagocce. Un Diavolo che dalla partita contro il Torino in poi ha subito appena tre gol in otto partite di campionato ed è la migliore difesa dell’intera Serie A se si considera il lasso di tempo che va da Dicembre ad inizio Febbraio. Un’inversione di tendenza notevole rispetto ad inizio stagione quando il Milan, coppe escluse, non aveva mai concluso una partita senza subire reti prima della vittoria di inizio novembre conquistata ad Udine. Una squadra completamente trasformata, quindi, che complice anche l’impatto devastante di Bakayoko e la crescita esponenziale di Gigo Donnarumma, ha chiuso a doppia mandata la propria porta e ha migliorato in maniera a tratti sorprendente la sua fase difensiva. In tutto questo, però, c’è il classico rovescio della medaglia che stona non poco. A fine ottobre il Milan era il miglior attacco della Serie A, in quasi tutte le partite la squadra cercava di imporre il proprio gioco agli avversari e spesso esprimeva un calcio assai godibile. Poi, complici anche gli infortuni di Bonaventura, ma soprattutto di Biglia, Gattuso è stato costretto a cambiare il suo Milan, ha inserito Bakayoko in maniera costante e chiesto alle sue ali (Suso e Calhanoglu) un lavoro di raccordo e di sacrificio che prima non era sempre fatto al meglio. Questo ha influito negativamente sul gioco e la manovra rossonera e ovviamente anche sulla fase offensiva.

I rossoneri, così, sono passati dall’essere il miglior attacco della Serie A ad occupare addirittura il decimo posto in questa speciale classifica. Se si considera il periodo di tempo in cui il Milan è stata la difesa meno battuta poi, cioè negli ultimi due mesi, i gol segnati in campionato sono stati soltanto cinque nelle ultime otto gare. Certo, non ci siamo dimenticati di tutti i problemi legati agli infortunati, alla grana Higuain, alla sfortuna che ha perseguitato questa squadra in questa stagione, ma i 19 gol segnati in meno rispetto all’Atalanta e i 15 rispetto alla Roma, sono un dato che non può passare inosservato nel discorso legato alla lotta Champions. Il Milan ha bisogno di segnare di più, ma anche e soprattutto di costruire di più. A fronte di una compattezza difensiva ritrovata, infatti, questa squadra sembra aver perso la brillantezza, la fantasia e la capacità di rendersi pericolosa in fase offensiva, gioca in maniera certamente più sparagnina e speculativa ed è molto più attenta a non prenderle che a darle. Questo dipende certamente dalle caratteristiche diverse degli uomini che scendono in campo rispetto a quelli che lo facevano ad inizio stagione, ma non può essere solo questo. Higuain nell’ultimo periodo è stato senza dubbio un problema e Suso non è più il fenomenale folletto di inizio stagione, mentre Calhanoglu quest’anno non ha mai convinto fin qui. Ora, è arrivato Piatek, un bomber implacabile che trasforma in oro tutto ciò che tocca e sarebbe davvero un peccato non sfruttarlo al meglio.

“Io voglio vedere una squadra che non faccia attaccare gli avversari. A Roma i giallorossi hanno fatto una grandissima partita, e prima della Fiorentina erano in grandissima salute. Abbiamo spesso sbagliato l’ultima giocata ma avevamo la sensazione che stessimo bene in campo. A me piace una squadra vera, che non soffre gli avversari, metterei una firma per vincerle tutte 1-0”.   In queste parole, pronunciate da Mister Gattuso questa mattina in conferenza stampa pre Cagliari, c’è tutto il pensiero dell’allenatore rossonero e la sua filosofia di gioco. Lungi da me criticare un allenatore che sta facendo miracoli tra mille problemi e vicissitudini, ma questa è una mentalità che ha sempre avuto poco a che fare con il Milan. Il Diavolo è conosciuto al Mondo come una squadra che ha sempre cercato di imporre il proprio gioco, che scendeva in campo per attaccare e far male agli avversari e quasi mai ha speculato sul gioco degli avversari. Le epoche, i giocatori, le esigenze sono cambiate, ma il Milan che ha vinto tutto dal 1988 al 2012 non ha quasi mai giocato male al calcio. In Italia, si sa, spesso vince chi prende un gol meno degli avversari e le difese sono il miglior attacco, ma il Milan non può andare a Roma e subire per 90′ l’avversario e poi essere soddisfatto di come ha giocato. Così come nel derby, così come a Roma con la Lazio e in parte nelle sfide contro il Napoli, con tutte le attenuanti del caso. Alla fine si vedrà chi avrà ragione, ma la storia del Milan impone di vedere la squadra fare un certo tipo di calcio e, seppur riconoscendo a Gattuso tutti i meriti per l’attuale ipotetico quarto posto e per una stagione ancora in piedi nonostante tutto, spero vivamente che il Milan torni a giocare e segnare, magari mantenendo quella compattezza difensiva che sta contraddistinguendo questi ultimi mesi di stagione.




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