Il ritorno del vero Gigio

Il ritorno del vero Gigio


Non riuscivo più a camminare a causa dei sassolini che mi hanno riempito le scarpe negli ultimi “ridicoli” anni della telenovela rossonera. Dopo le innumerevoli pietre finte “made in China”, prodotte da asiatici più finti delle pietre stesse, è arrivato il momento di rivendicare la mia posizione contro tutto e tutti al cospetto di una vera pietra preziosa, un diamante grezzo di inestimabile valore, a lungo sepolto dal fango di chi per mesi ha pensato ai propri interessi personali invece che al bene del Milan. Mi riferisco ovviamente a Gigio Donnarumma. Gran parte di quelli che adesso lo riempiono di elogi erano gli stessi che mesi fa lo facevano passare come “traditore”, come “mercenario”, come “sopravvalutato”. Gli stessi che si davano di gomito sorridendo quando i giornali lo chiamavano “Paperumma”. Gli stessi che sostenevano che non fosse un enfant prodige ma che avesse debuttato minorenne in Serie A solo per ingrossare il portafoglio di Raiola, amico di Galliani. Gli stessi che hanno fatto passare al ragazzo un’estate da incubo e un anno infernale. Gli stessi che lo davano in pasto ai tifosi come simbolo del Milan schiavo di Raiola e che non hanno esitato a eleggerlo “capro espiatorio” di un anno fallimentare. Gli stessi che ipotizzavano Reina titolare. Eccetera eccetera. Dove sono finiti? Si sono nascosti? Si vergognano insieme a quelli che per mesi hanno sostenuto cinesi, cinesini, cinesoni e cinesoidi? Macchè, sono tutti lì in prima fila a sdottorare e a tessere le lodi di quello che adesso definiscono “uno dei migliori portieri del mondo”. Non ci stupiamo di nulla. Anzi.
L’importante è che dopo un anno turbolento durante il quale Gigio ha sofferto, adesso finalmente sia tornato in possesso di tutte le sue certezze. Quelle che erano state brutalmente tolte a un ragazzo di 18 anni. I colpi alti e bassi incassati la scorsa stagione hanno temprato e aiutato a crescere un portiere fenomenale, senza precedenti nella storia del calcio. Per qualità tecniche, doti fisiche e mentali. In rapporto all’età. Quelle qualità si vedevano a occhio nudo. Un grande conoscitore di calcio come Mihajlovic non aveva potuto non notarle al punto da buttarlo nella mischia a soli 16 anni. Tutti, purtroppo anche i tifosi del Milan, si erano dimenticati delle parate da favola e di quella serata di Doha che è rimasta e forse rimarrà ancora a lungo l’ultima notte vincente a tinte rossonere. Ma una cosa è certa: quando il Milan tornerà a centrare traguardi sarà ancora nel segno di Donnarumma. Magari a partire proprio da questo benedetto quarto posto che dopo anni riporterebbe il Milan e i suoi bilanci a respirare e a vivere “in positivo”. Se il Milan riuscirà a raggiungerlo tenendosi dietro le romane, il merito sarà anche e soprattutto di Donnarumma, che a detta dei più doveva essere cacciato via perché non meritava la maglia rossonera. E invece Gigio se l’è sempre strameritata e l’ha amata, anche quando erano i suoi stessi tifosi a insultarlo. Dobbiamo ricordarcelo e tenerlo a mente quando, un giorno, Donnarumma dovrà partire per andare in uno dei club più forti e più ricchi al mondo. Purtroppo quello è il destino di chi diventerà il numero uno dei numeri 1. Fosse nato 30 anni prima avrebbe vissuto tutta la carriera nel Milan e sarebbe diventato probabilmente il Paolo Maldini dei portieri. In questi anni, con il contingente livello del calcio italiano e con le attuali condizioni economiche del Milan non si può ipotizzare che Donnarumma rimanga qui a vita. Possiamo solo sperare di “godercelo” il più possibile e augurarci che con le sue parate dia una mano al suo amato Milan per tornare a pensare in grande. E, se un giorno sarà ceduto, quando accadrà, evitiamo di accusarlo ancora di tradimento.

Nella rinascita di Donnarumma ha recitato un ruolo fondamentale la società e in particolare Leonardo. I due “lungimiranti” Fassone e Mirabelli avevano lasciato come cadeau d’addio un portiere di 33 anni come Reina, l’ideale per tarpare definitivamente le ali a Donnarumma oppure per costringerlo ad andarsene.

Fortunatamente Leonardo è arrivato in tempo e ha evitato che si depauperasse definitivamente il valore inestimabile di quel diamante. Lo ha imposto titolare per ragioni tecniche e patrimoniali. E ha “utilizzato” Reina come chioccia. Gattuso ha assecondato l’input della società. Ed è stato bravo a proteggere Gigio anche in occasione dei primi sbandamenti a inizio anno. Comprensibili dopo una stagione da incubo. La papera sul gol di Icardi nel derby poteva far saltare i nervi a Donnarumma e invece società e allenatore lo hanno protetto. Lui ha dimostrato di avere la testa e la maturità del fuoriclasse che sa rialzarsi anche nei momenti peggiori. Attorno alle sue parate e alla sua ritrovata sicurezza, Gattuso ha costruito una difesa sempre più solida e compatta. Indipendentemente dagli interpreti. Sistemata la difesa, ma perso Higuain. E allora è intervenuto ancora una volta Leonardo che nel mercato di gennaio ha piazzato due colpi come solo lui sa fare. Fin dai vecchi tempi. Piatek e Paquetà hanno tutta l’aria di essere coloro che diventeranno i trascinatori del Milan in questo girone di ritorno. Il pareggio di Roma ha detto questo e quel pareggio, a mio avviso, è un bicchiere molto più pieno che vuoto. Vedremo se a fine stagione potremo finalmente tornare a brindare.

Al di là del raggiungimento o meno dell’obiettivo finale, posso però finalmente dire che i sassolini sono quasi finiti e che il Milan sta tornando davvero. Una società credibile, al di là della proprietà più o meno anomala, più o meno definita. Una squadra unita. Giocatori di valore e di prospettiva. Ragazzi attaccati alla maglia, proprio come Donnarumma. Un allenatore che sta dimostrando di non essere fuori posto. E sta convincendo anche la stessa società. Ma soprattutto un Milan che non prende più in giro la propria gente, che non vende più fumo e illusioni. Il Milan che si meritano i suoi tifosi. Quelli veri. Non quelli prezzolati o quelli che scrivono o parlano sotto dettatura. O per convenienza.

Chiudiamo con il progetto di riqualificazione dell’area di S. Siro presentato dal Milan insieme all’Inter. Tutti noi avremmo sognato un avveniristico impianto come tutti i grandi club d’Europa. Ma in questo momento, in Italia, a Milano, per il Milan, non è possibile. E allora è meglio avere una società seria che si propone di ristrutturare il nostro amato e adorato S. Siro, teatro di tante vittorie. Piuttosto che chi ci ha preso in giro vendendoci progetti che non si sarebbero mai realizzati. Speriamo che quell’epoca infausta si sia conclusa davvero. Per sempre. E come scrisse qualcuno in uno sfortunato tweet: a mai più.




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