Simili ma opposti: il Milan, l'Inter e la logica dei 30 metri

Simili ma opposti: il Milan, l’Inter e la logica dei 30 metri


 “Esiste una partita sui 70 metri e una sui 30 metri, sulle due aree da 15 metri. Una squadra può vincere la partita sui 70 metri ma perdere quella sui 30 metri”. Parola di Lele Adani. Che a prescindere dalle opinioni, legittime, di ognuno è un grande conoscitore di calcio. 

Roma-Milan di ieri sera è esattamente quella cosa lì. Una squadra ha vinto nei 30 metri, l’altra sui 70. In pratica non ha vinto nessuno.

Oggi il Milan è una squadra da area di rigore. Perché ha un mostro in attacco e uno in porta. Perché ieri con un attaccante normale e un portiere normale sarebbe finita in cappotto e invece è finita 1-1, risultato superficialmente bugiardo. Molto più verosimile se letto nella logica del 70-30.

Ora, il vero problema delle squadre che vivono nei 30 metri è che non conoscono vie di mezzo. O va tutto molto bene o va tutto molto male. Nelle due aree, del resto, la percentuale di incisività del momento, del dettaglio, del caso è sensibilmente più alta che nel resto del campo. Tradotto: chi gioca questo calcio vive di momenti. Non puoi pensare a una stagione in questi termini. Il Milan di oggi è una squadra in fiducia perché formidabile nei momenti che contano. Piatek ha un’occasione e capitalizza. La Roma ne ha una decina, ma segna una volta sola. Donnarumma è protagonista, Olsen anonimo. Ma se vuole durare deve affinarsi, più o meno velocemente, nei 70 metri: nella costruzione dell’occasione. Perché quando il periodo è buono ne basta una, quando non lo è dieci possono non bastare.

La squadra da area di rigore per definizione, non a caso, è l’Inter. E qui sta l’altra faccia della medaglia. L’Inter è la conferma di due temi chiave (di cui sopra): chi vince nei 30 metri vive di momenti, a chi gioca nei 30 metri va tutto o molto bene o molto male. Insomma il solo Icardi non può controbilanciare la povertà realizzativa del resto dei compagni dieci mesi l’anno e il buon Handanovic non può prendere tutto e per sempre. Quand’anche soltanto uno dei due meccanismi si inceppi allora i nodi vengono al pettine. E a placare i tifosi non c’è nemmeno il bel gioco.

Insomma Milan e Inter, in questo senso, vivono una stagione paradossalmente simile. Ma in sensi opposti: per questo, oggi, il gap tende inesorabilmente ad assottigliarsi. La bravura del Milan starà nello sfruttare il momento delle vittorie nei 30 metri per affinare il gioco sui 70. Allora, forse, sarà per tutti un Milan da Champions. E forse anche di più.

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