Leonardo non ci sta: "Ora basta! Le norme ci sono, Milan-Lazio da sospendere. Giorgetti e Gravina dove sono?"

Leonardo non ci sta: “Ora basta! Le norme ci sono, Milan-Lazio da sospendere. Giorgetti e Gravina dove sono?”


Il comunicato ufficiale del club rossonero parla chiaro: “Il Milan si schiera contro ogni forma di razzismo“. Nonostante ciò, Leonardo, direttore generale dell’area tecnica-sportiva del Milan, ha scelto di intervenire e ha spiegato così la situazione.

Da dove partiamo? “Non parlo perché abbiamo perso. La Lazio ha vinto sul campo e ha meritato la finale. Dopo la vicenda della maglia di Acerbi, noi siamo intervenuti per risolvere il caso, ma abbiamo evitato qualsiasi dichiarazione pubblica per favorire un avvicinamento il più sereno possibile alla partita”.

Sulla maglia esposta da Kessie e Bakayoko: “Un grave errore, che abbiamo riconosciuto subito. Ma è il solo episodio avvenuto alla luce di una partita in cui c’è stato molto altro: insulti, provocazioni e una rissa finale. Noi non abbiamo denunciato nulla. Abbiamo punito i nostri giocatori, li abbiamo condannati pubblicamente e ci siamo impegnati per ricucire”.

Sul giudice sportivo: “Ma prima che si pronunciasse il Giudice Sportivo, con grande tempestività e grande indignazione, Giorgetti e Gravina hanno commentato in modo duro il comportamento dei nostri giocatori e chiesto pubblicamente dei provvedimenti. Prima ancora che si pronunciassero gli organi competenti… Curioso, per non dire grave. Ma dopo gli insulti razzisti a Kessie e Bakayoko di mercoledì non ho visto la stessa reattività e la stessa intransigenza. Giorgetti e Gravina, dove sono finiti? Il Vice Presidente del Consiglio, Salvini, che se l’è cavata anche lui con un commento molto generico, ha usato la parola “vergogna” solo per il gioco del Milan. E invece bisogna spendere la vergogna per episodi molto più gravi“.

Sulla gara non interrotta – “C’erano almeno mille motivi per interrompere quella partita. Con le nuove norme, non doveva neppure attendere il secondo o il terzo coro, gli bastava il primo per richiamare la squadre al centro del campo, far diffondere gli annunci e poi, in caso di altri cori, sospendere definitivamente la partita. Invece nulla. Ma i cori razzisti e gli ululati li hanno sentiti tutti. Se sono stati trasmessi due annunci dagli altoparlanti, significa che insulti e cori erano ben udibili da tutti. Eppure Mazzoleni ha tirato dritto, come se fosse stato l’unico a non sentire. Il nostro team manager ha segnalato i cori al quarto uomo. Ma fare pressioni serve fino a un certo punto. Il regolamento riconosce la discrezionalità d’intervento all’arbitro. E’ lui che deve decidere. A noi tutti avevano garantito che sarebbero intervenuti in caso di cori razzisti. Non era una situazione a sorpresa. Mazzoleni aveva già vissuto l’Inter-Napoli di Koulibaly. Eravamo tranquilli. Non eravamo noi a doverci muovere per chiedere la sospensione, anche perché non volevamo che sembrasse un alibi per il risultato. Doveva decidere Mazzoleni. Penso però che gli arbitri dovrebbero essere tutelati e aiutati di più dalle istituzioni per non essere lasciati soli in momenti del genere”.

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