Firenze tappa decisiva. Gattuso, è un déjà-vu

Firenze tappa decisiva. Gattuso, è un déjà-vu


“L’unica cosa che conta è il bene del Milan. Gli uomini passano, il Milan resta”. Queste parole pronunciate all’unisono da Leonardo e Gattuso dopo Milan-Bologna sono state più importanti della vittoria stessa. Finalmente le abbiamo sentite. Purtroppo con un grande e colpevole ritardo. Quello che abbiamo visto dal derby in poi tra giocatori, tecnico e società a tutti i livelli è stato un continuo e logorante regolamento di conti. Frecciate, polemiche, litigi, ripicche. Di tutto. E tutto questo ha sicuramente compromesso la corsa al quarto posto che prima del derby era un obiettivo praticamente raggiunto.

Parole come quelle ascoltate dopo Milan-Bologna probabilmente servivano prima. Serviva averle dentro, prima ancora di pronunciarle. Per arrivare a questo punto e a questa presa di coscienza il Milan ha dovuto toccare il fondo e lo ha fatto nella settimana post Torino. Probabilmente è troppo tardi per tornare a sperare nella Champions League che riporterebbe il Milan in quel circuito economico imprescindibile per una vera rinascita. Ma se non altro abbiamo la certezza che queste ultime quattro partite (a cominciare dalla vittoria contro il Bologna) vengano giocate con lo spirito giusto. E con il tentativo di agire e ragionare da “squadra”. Questo purtroppo non conduce necessariamente all’ottenimento dei risultati, come ha dimostrato la grande sofferenza patita proprio contro la squadra di Mihajlovic.

Potrebbero non bastare nemmeno altri nove punti, nel caso in cui l’Atalanta ne facesse almeno sette. Di sicuro la tappa decisiva è quella di Firenze. Il Milan ci arriva con la rosa decimata da squalifiche e infortuni, soprattutto a centrocampo. Tanto da costringere Gattuso a ripescare Bakayoko, ormai evidentemente separato in casa. I milanisti devono sperare che la professionalità di Bakayoko dia un colpo di coda finale e che l’ex Chelsea decida di fare un regalo finale, se non ad allenatore e società, almeno ai tifosi che lo hanno sempre sostenuto e difeso. E’ rischioso affidare il centrocampo del match decisivo della stagione a un partente sicuro, tra l’altro partente in mezzo a conflitti, punizioni e polemiche. Le cronache di Milanello raccontano che tra lui e Gattuso sia stata firmata una sorta di tregua, speriamo che regga.

In ogni caso, sarebbe fin troppo facile scaricare su Bakayoko le colpe di tutto quello che è successo nelle ultime settimane. E invece no. In questo senso l’errore più grosso l’ha commesso Gattuso esponendo Baka alle pubbliche critiche per i suoi discutibili comportamenti. E, ciliegina sulla torta, mandandolo a quel paese in panchina sotto le telecamere. Il Gattuso che in un frangente di grande pressione se la prende con chi non è reattivo nel momento in cui deve entrare dalla panchina mi ha ricordato la scena isterica che fece nel derby del 4-0 nei confronti di Seedorf che se la prendeva con calma. L’allenatore, guarda caso, era Leonardo e Rino se la prese con tutti e due. Con l’olandese che era in ciabatte a prepararsi con calma e con il brasiliano che non faceva nulla per sollecitarlo, mentre il Milan perdeva 2- 0 e Gattuso si era appena infortunato. L’attaccamento alla maglia e il giramento di palle di Rino in quel momento in cui stava perdendo il derby ed era costretto ad uscire dal campo ci rese comprensibile la follia tecnica commessa subito dopo le urla rivolte alla panchina. Innervosito e poco lucido, Gattuso commise un fallo da espulsione mentre aspettava il cambio e così la sostituzione non si fece più e il Milan in dieci ne prese quattro dalla squadra di Mourinho. Comprendemmo l’ira di Gattuso che lo portò a una reazione estremamente dannosa per la squadra. E l’episodio di Bakayoko ci ha ricordato quella scena. Con però una gigantesca differenza. In quel derby del 2009 Gattuso era il grintoso centrocampista del Milan, stavolta, a dieci anni di distanza, Gattuso era l’allenatore. Un ruolo totalmente diverso e con responsabilità diverse.

Purtroppo in queste circostanze Rino ha dimostrato di ragionare e agire troppo da giocatore. Innamorato del Milan e sofferente quando le cose non vanno bene, ma con comportamenti più da giocatore che da allenatore. Ed è questo uno dei motivi per cui non deve essere confermato. Se ci pensate bene, lui, scaricando tutte le colpe post Torino sul partente Bakayoko ha commesso lo stesso errore che aveva commesso Leonardo con lui nel post derby. Quando cioè aveva scaricato definitivamente l’allenatore, già sapendo che non sarebbe arrivata la conferma. Entrambi errori gravi, perché prima di questi regolamenti di conti bisogna pensare e agire per il bene del Milan. Proprio come Leonardo e Gattuso hanno dichiarato dopo Milan-Bologna. Un po’ troppo tardi.

A proposito di Champions League, vedo che nessuno si vuole sbilanciare. Io lo faccio e vi dico come va a finire secondo me. Non ci va né il Milan né l’Atalanta, ma ci va la Roma, l’unica che vincerà le tre partite rimaste in calendario. Secondo me l’Atalanta tra Genoa e Juve non farà più di tre punti, mentre il Milan non riuscirà a vincere a Firenze. E visto che siamo in tema di pronostici, ve ne faccio anche uno sul “toto-allenatori” che sta dilagando. Parto da colui che è al centro di tutto e si tratta di Antonio Conte. Evidentemente, al di là di quello che si dice, Conte non ha ancora un accordo con nessuno e si sta mettendo in “vetrina”. Com’è giusto che sia. L’offerta più rapida e più allettante sarà quella che Conte accetterà. Indipendentemente dalla partecipazione del club alla Champions League. Esclusa la Juve, che non lo riprenderà mai, restano Inter, Milan e Roma, dette in ordine di classifica. Secondo me dove andrà? Credo che ripartirà da una squadra che non disputerà la prossima Champions League…




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