Maledetta Primavera. Cutrone, il pungiglione che non punge più

Maledetta Primavera. Cutrone, il pungiglione che non punge più


Identità. È la parola chiave del nuovo Milan. Identità nel gioco dice Giampaolo. Identità societaria fanno eco Maldini e Boban dai piani alti. Identità rossonera in campo. 

Chi la incarna meglio di tutti nella rosa è Patrick Cutrone. Giocatore che già nell’ultimo periodo di Gattuso è finito ai margini e quest’estate potrebbe salutare Milanello.
Prodotto della Primavera e un cuore che batte per i colori rossoneri, ma questo biglietto da visita sembra non bastare. Infatti, l’attaccante potrebbe essere costretto a salutare il Milan.


Il Pungiglione è apprezzato dalla tifoseria, quando gioca è assatanato, mette grinta e non risparmia mai fiato. Da quando è arrivato Piatek il campo non l’ha visto praticamente più e soprattutto non ha mai segnato. Ultimo gol rossonero: 9 gennaio in coppa Italia proprio alla Sampdoria di Giampaolo. Da lì è cambiato tutto: il titolare dell’attacco non è più Higuain ma il polacco ex Genoa. Patrick ha pagato soprattutto la costruzione del Milan. Gattuso gli aveva trovato spazio in un attacco a due o da finto esterno. Nel primo caso, la squadra non girava, gli esterni non garantivano supporto e il centrocampo tutto fisico non era in grado di imbeccare le punte. Nel secondo, Cutrone era quasi spaesato a giocare così lontano dalla porta. Perciò, si è tornato al 4-3-3 originario e il numero 63 si è dovuto accontentare di scampoli di partita. E dire che la stagione era partita alla grande: gol vittoria contro la Roma a tempo scaduto. Ottimo parallelo anche con la stagione rossonera. Tante ambizioni, pochi risultati.

Cutrone – purtroppo per il Milan – sta seguendo le orme poco fortunate dei ragazzini del vivaio rossonero, Donnarumma a parte. La parabola è sempre la stessa: esordio convincente, grandi speranze, attese disilluse e partenza senza rimpianti. Chiedere a De Sciglio e Locatelli. Il terzino, lanciato da Allegri nel derby di ritorno del 2012, sembrava un predestinato quasi da meritarsi l’appellativo di erede di Maldini. Complice l’instabilità della squadra e il giocare sempre fuori ruolo (un destro, piazzato sempre sulla corsia sinistra), il classe ‘92 ha subito un’involuzione irreversibile che lo ha portato alla cessione alla Juventus nell’estate 2017.

Locatelli idem. Stessa annata di Cutrone, e suo grande amico fuori dal campo, nella prima parte di stagione ha lasciato a bocca aperta San Siro. Due missili dalla distanza contro Sassuolo e Juve hanno acceso la speranza di aver trovato finalmente un centrocampista in grado di reggere il gioco. Promesse di piedi buoni e geometrie. Anche qui, mai mantenute e via verso i neroverdi. 

Cutrone ha fatto vedere di più, ha avuto risultati migliori. Per questo le aspettative sono ancora più alte. Con la doppietta contro il Bayern Monaco nella preseason 2017 aveva conquistato la fiducia di Montella che aveva bloccato la sua cessione in prestito. L’areoplanino ci aveva visto giusto. Patrick a fine stagione è stato il miglior marcatore della squadra. 

Il paragone che viene in mente per età, ruolo e esordi è quello con Alberto Paloschi. L’attaccante della Spal aveva timbrato il cartellino, appena maggiorenne, dopo appena 18 secondi dal suo esordio contro il Siena. Da lì, giro di prestiti e qualità mai confermate. Era un Milan diverso, va detto. Campione d’Europa in carica, attaccanti del calibro di Pippo Inzaghi e gente come Kakà e Seedorf a illuminare San Siro. Ma anche in una squadra molto distante da quella, i Primavera rossoneri non riescono a sfondare. 

Giampaolo a Malpensa, prima della partenza per la tournèe negli Stati Uniti ha predicato calma a Spazio Milan: “È appena tornato dalle vacanze dopo l’Europeo under 21. Voglio valutarlo in America quando l’avrò tutti i giorni”. Patrick è un guerriero e in terra straniera cercherà di conquistarsi la fiducia del mister, provando a non imboccare la corsia dei suoi giovani colleghi. 

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