Silva-Correa-Cutrone, tutto passa da Mendes. Milan, non è bastato Raiola?

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Ci risiamo, il Milan è di nuovo nelle mani di un procuratore furbo e spietato: finita l’era Raiola, quella nuova rischia di essere targata Mendes.

Sono giorni ormai che i tifosi rossoneri assistono al carosello André Silva – Correa – Cutrone, un ingranaggio triangolare che fino a domenica era ad un passo dal diventare concreto e che ora pare si sia inceppato. Perché tutto è nelle mani dell’agente portoghese? La questione André Silva è facile da spiegare quanto intuibile: Mendes è il suo procuratore e come tale si sta muovendo per cercare una destinazione più redditizia al suo assistito, anche perché un eventuale spostamento – come succede con tutti gli intermediari – comporta una parcella a suo favore. Ma perché anche i movimenti di Àngel Corrra e Patrick Cutrone dipendono da lui?

Il fondatore di Gestifute, nonostante l’attaccante argentino non faccia parte della sua scuderia, si sta facendo portatore degli interessi del Milan in caso Atletico di Madrid per due motivi: il primo è legato sempre a Silva, perché l’eventuale acquisto di Correa da parte dei rossoneri obbligherebbe Boban e Maldini a disfarsi del portoghese, con tutte le conseguenze elencate sopra e una commissione pari a 18 milioni (circa il 30% dell’intera operazione) che la società milanista gli riconoscerebbe. Il secondo motivo, che non coinvolge il Milan, riguarda James Rodriguez. Qualora infatti Correa lasciasse Madrid destinazione Milano, questo libererebbe una casella nell’attacco dell’Atletico che a quel punto, forte della somma incassata, si potrebbe fiondare sul numero 10 colombiano, nei confronti del quale il Napoli pare essersi defilato. Un altro effetto domino, perfetto, che ha ancora come regista ed esattore sempre lui: Mendes.

E poi Cutrone. Mendes sa che i rossoneri hanno necessità di fare cassa e plusvalenze. Donnarumma costa troppo e Suso piace poco. Dunque l’idea di usare il Wolverhampton, di cui il proprietario ha partecipazioni nella Gestifute e nel quale svolge il ruolo di consulente di mercato, per mettere in piedi un’operazione che aiuterebbe il Milan a sistemare un po’ i conti (anche se non proprio come vorrebbe). Insomma: come affermato in apertura, il mercato di Boban e Maldini passa dalle mani del procuratore portoghese.

Eppure l’esperienza avrebbe dovuto insegnare qualcosa: dopo i colpi Ibrahimovic e Van Bommel, Adriano Galliani si legò fortemente a Mino Raiola con tutti i pro e i contro, tra i quali ci ricordiamo Emanuelson, Balotelli e le vicende legate al contratto di Donnarumma, ancora il portiere più pagato della Serie A. Il rischio dunque non riguarda solo i 40 o 50 milioni per Correa, che rimane comunque un grosso punto interrogativo. Ma la dipendenza nei confronti di un procuratore. Furbo e spietato. E la possibilità di fare ancora una volta gli interessi del “padrone” di turno ai danni di una società che per colpa di quel “padrone” di turno sta pagando ancora il prezzo di scelte scellerate.

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