In quel palazzo dove ora il Milan non conta... più

In quel palazzo dove ora il Milan non conta… più


Non che sia necessariamente una conseguenza, ma sarebbe abbastanza surreale credere che una così prolungata assenza dal calcio che conta e dai livelli che gli competono non potessero avere ripercussioni sul peso specifico del Milan nel palazzo del pallone. È stato detto più volte e se n’è già ampiamente dibattuto anche dopo Udine. Il punto (vero) è che dopo tre presidenze negli ultimi tre anni solari, quattro direttori sportivi ed una quantità di giocatori ruotati degna dell’Inter del Moratti più in forma, il Diavolo è ripartito ancora da zero, come l’anno scorso e come l’anno prima, con tante speranze e tante parole. Anzi, ad onor del vero quest’anno le parole si sono sprecate davvero poco generando, peraltro, una confusione in orbita mercato che difficilmente si ricorda da queste parti.

Non a caso, dopo circa due mesi e a pochissimi giorni da un dei due momenti più attesi e liberatori dell’anno – la chiusura della sessione di compravendita calciofila – i nomi in entrata sono rimasti fino a ieri i soliti due: Correa e Demiral, Demiral e Correa. Per il primo, l’attaccante dell’Atletico Madrid, la telenovela è al limite del grottesco con le «suggestioni giornalistiche» firmate Frederic Massara alternate ai viaggi di Boban a Madrid. Per il secondo, il difensore bianconero, fatto cento il costo che (se confermato e se acquistato a titolo definitivo) non potrebbe che sottendere una spesa extra per le casse di via Aldo Rossi, c’è una sorta di prelazione maturata grazie all’accordo bilaterale con la Juventus e con l’entourage del calciatore. Insomma: diventasse ufficialmente cedibile nelle ultime ore di mercato, il Milan avrebbe la strada certamente agevolata. Con buona pace di Caldara.

Ma perché parlavamo di palazzo? Ritorniamo a Udine, a fatti noti e ritriti. Non tanto figli di una discussa decisione arbitrale che nemmeno con il (la) Var ha trovato pace, quanto prodotto di un doppiopesismo che – è indubbio – ha sfavorito il Milan al termine della prima giornata di campionato. Oltre il danno, la beffa: il possibile rigore causato da Samir, definito «inesistente» da Nicchi per un «tocco di spalla» fa emergere l’amara verità di un Milan (ancora, ma siamo pur sempre all’inizio) povero nel gioco, momentaneamente povero a livello comunicativo nelle sue figure di rilievo, forzatamente povero e ancora acerbo soprattutto nell’intricato mondo del mercato in uscita (ma qui, è chiaro, l’attuale dirigenza paga colpe non proprie) e, sì, povero al cospetto di chi oggi troneggia nella stanza dei bottoni del calcio italiano. Lì il Milan, al momento, non c’è.

(Per Sportmediaset.it)

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