Un angelo indiavolato riscrive la parola trequartista. Nel 2003, oggi arrivava Kakà

Un angelo indiavolato riscrive la parola trequartista. Nel 2003, oggi arrivava Kakà


Volo San Paolo-Milano, 16 agosto 2003. Ariedo Braida presenta un ragazzo con la faccia educata. Timido di fronte agli occhi dei giornalisti, un sorriso che nasconde l’emozione e un vestito che ricorda più un professore di religione che il look di un calciatore. Un soprannome sul quale è stato facile fare ironia, finita subito il giorno del suo esordio in Serie A. È un caldo lunedì di settembre, ad Ancona si spegne l’estate, mentre si acende una stella. Il Milan scende in campo con la divisa da trasferta, una maglia bianca che veste la sua eleganza. Il giorno dopo ferragosto di sedici anni fa si presentava ai suoi nuovi tifosi Ricardo Iseczon Dos Santos Leite, per tutti Kakà.

Già campione del mondo con il Brasile nel 2002, ma in Europa lo conoscevano in pochi. L’eccezionale occhio di Leonardo l’ha consigliato a Galliani che non ha esitato a seguirlo. Il numero 22 rossonero ha rivoluzionato il Milan e il concetto di trequartista. In quella squadra c’era già Rui Costa, tecnico e fantasioso ma in due mesi conosce la panchina. Quel ruolo Kakà l’ha trasformato. La dinamicità, la rapidità ma soprattutto la forza leggera con cui fluttuava in campo hanno riscritto la parola trequartista. Il brasiliano faceva del raccordo con il centrocampo la sua qualità tattica più preziosa. Le folate con cui spezzava il pressing e creava superiorità davano la cifra del suo atletismo, che diventava dolcemente letale sotto porta.  

Lo scudetto arriva il primo anno, al secondo invece la delusione di Istanbul. Ma il tempo galantuomo nel 2007 l’ha fatto salire sul tetto d’Europa con il Milan, nella vendetta contro il Liverpool ad Atene, e su quello del mondo con il pallone d’oro a dicembre. I gol splendidi sono stati una costante. La cavalcata contro il Fenerbache nei gironi di Champions a settembre 2005 è stato un antipasto dell’annata trionfale della stagione successiva. Il razzo con l’Anderlecht, la discesa contro il Celtic fino alla magia disegnata al teatro dei sogni contro il Manchester United sintetizzano tutto il repertorio di Kakà. Un angelo indiavolato. 

Nel 2013 è tornato a casa dopo quattro sfortunate stagioni al Real Madrid, accolto dalla stessa folla che lo stava pregando di non andare al Manchester City nel gennaio 2009sotto la finestra di casa sua.

Oggi il Milan ha Suso in quel ruolo al momento, con Bonaventura e Calhanoglu pronti a sostituirlo. Poi c’è Paquetà, brasiliano come Kakà, ma estroso e di fantasia. Non si sa ancora se il mercato regalerà un’alternativa, oggi è il giorno dei ricordi malinconici per i tifosi, di un idolo della Curva Sud che difficilmente tornerà. E tutti i milanisti ancora urlano il suo nome: “siam venuti fin qua per vedere giocare Kakà”

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