Le due facce del Milan: bene dietro e male davanti

Le due facce del Milan: bene dietro e male davanti

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Dopo la faticosa vittoria di Verona contro l’Hellas, per il Milan è tempo di fare delle riflessioni sulle prestazioni di queste prime tre partite di campionato. Prestazioni che ci lasciano delle indicazioni importanti, ma non definitive, visti i soli 270 minuti fin qui disputati in stagione. È un Milan a due facce con una buona fase difensiva contrapposta a una pessima fase offensiva. I numeri parlano chiaro: 2 gol fatti (di cui uno su rigore) e 1 subito in 3 match disputati. A dire il vero, questa tendenza di fare e subire pochi gol, ha iniziato a fare capolino sulla squadra già nel finale della scorsa stagione con mister Gattuso in panchina. Infatti, nelle ultime dieci partite, il Milan mise a segno 12 reti subendone 10. Con Giampaolo al timone, la tendenza sembra si stia trasformando in una certezza. Analizziamo le due fasi:

FASE DIFENSIVA

Il pilastro principale del fatto che il Milan subisca pochi gol è sicuramente Gigio Donnarumma. A dispetto delle critiche ricevute in passato per il suo alto ingaggio da 6 milioni a stagione, il portiere di Castellamare di Stabia, in questo 2019 è una vera e propria saracinesca. Ma non c’è solo Donnarumma. Diamo anche merito alla coppia titolare che scorta e protegge il portiere: Musacchio e Romagnoli. I due centrali difensivi giocano alla grande con meccanismi e movimenti da veterani. Insieme formano un duo con un ottimo mix di esperienza, forza fisica, velocità ed intelligenza tattica che poche squadre in Italia possono permettersi. Caldara e Duarte per adesso possono aspettare.

FASE OFFENSIVA

Dalle note positive passiamo a quelle negative: l’attacco. Dare le colpe ai soli attaccanti per i 2 gol fatti in queste prime 3 partite giocate mi sembra ingiusto. Il problema del Milan sta più nella produzione di azioni offensive. Infatti, contro Udinese, Brescia e Verona (tre squadre che presumibilmente lotteranno per salvarsi fino a fine campionato) sono arrivate solo 12 conclusioni nello specchio della porta avversaria. Troppo poco per una squadra che ha fra le file giocatori come Suso, Paquetà, Calhanoglu e Castillejo. Giocatori che sono in grado di innescare a dovere Piatek. I nuovi arrivati, in attacco (Rebic e Leao), si inseriranno nei meccanismi di gioco pian piano come più volte ha sottolineato Giampaolo. La questione André Silva che ha tenuto banco fino all’ultimo giorno di mercato, la giovane età di Leao e la pausa nazionali che ha “portato via” da Milanello tutti i principali giocatori offensivi del Milan (Piatek, Leao, Rebic, Suso, Paquetà, Calhanoglu), sono in parte causa dello scarso rendimento offerto in attacco. La squadra ha bisogno di conoscersi e di provare schemi che leghino al meglio il centrocampo e l’attacco.

Analizzate le due fasi di gioco, non ci resta che appurare la capacità del Milan di saper soffrire. Le vittorie di misura contro Brescia e Verona lo dimostrano. Spesso si dice che le squadre ciniche vincono 1-0. Bene, è questo il caso del Milan in questo periodo. I problemi ci sono e vanno risolti al più presto in vista di impegni contro squadre più forti e blasonate (vedi per esempio il derby contro l’Inter di sabato 21), ma non bisogna perdere di vista la bravura nel difendersi e nel soffrire senza subire gol. Questa caratteristica è una dote essenziale se si vuole lottare per un posto in classifica che garantisca l’accesso alla Champions League.

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