Milan, possono esistere vittorie “amare”?

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Possono esistere vittorie “amare”? Vittorie che lasciano più dubbi che altro? Forse no, anche se il Milan visto contro il Brescia non ha certo dato l’idea di squadra formata ed intoccabile almeno nei suoi undici iniziali. Il progetto c’è, ma ancora si nasconde. I punti fermi ci sono, ma devono ancora capire in che zona effettivamente esserlo. L’allenatore sa cosa vuole, ma sta ancora impiegando tempo a scoprire gli interpreti a disposizione. Prendi Bennacer: approccio mica male – amplissimi margini di crescita, beninteso -, ma ha già fatto capire che se la può giocare per bene con i vari Calhanoglu, Paquetá, perfino con Suso e l’infortunato Biglia di cui è il naturale discepolo. Prendi Silva: poteva essere la «sua partita» secondo Giampaolo, mentre alla fine ha avuto più occasioni il subentrante Piatek. Polveri bagnate sempre più evidenti per il “pistolero”, ma anche ieri gli è bastato poco per fare comunque meglio del bell’André.

Una cosa è certa: il “ritorno” al 4-3-3 ha fatto bene, ha ridato un po’ di consapevolezza a chi a Udine aveva dato la sensazione di stazionare su galassie parallele e ha donato una parvenza di forma soprattutto nel primo tempo, quando il gol di Calhanoglu sembrava potesse aprire ad un sereno tardo pomeriggio. Invece no: la strada è lunga e il cammino necessita ancora di qualche interprete. In attacco può bastare il solo Leao sparring partner (costoso) dei già citati Piatek e Silva? Ma soprattutto può pensare, il Milan, di contare su Castillejo titolare per tutta la stagione? Un buon corridore e, quindi, un utile creatore di spazi. Ma sulle doti tecniche, sull’incisività, sul peso in attacco diventa difficile pensare di potergli chiedere di più di quello che si è visto ieri.


«Manca un giorno e mezzo» alla fine del mercato, ha ricordato Maldini rispondendo ad una domanda su Correa (che, nel frattempo, non è stato convocato in Liga per la gara dell’Atletico Madrid con l’Eibar). Non ci è dato sapere quali siano le piste prioritarie del club in queste ultime ore di compravendita, come peraltro non ci è stato dato sapere in un’intera sessione vissuta costantemente di colpi a sorpresa. Ciò che appare evidente è che, con un gol in due partite, gli ultimi innesti debbano interessare quella zona di campo lì. Quella che ha visto l’avvicendamento tra Cutrone e Leao e nulla più. Ma poi ci sono le «esigenze societarie», ricorda sempre Maldini. E allora alziamo le mani. Incrociando le dita.

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