Romagnoli, croce e delizia di un Milan ancora in affanno

Romagnoli, croce e delizia di un Milan ancora in affanno


Tra i tanti spunti che ha lasciato il derby di ieri sera, la prestazione del capitano Romagnoli merita una riflessione. Sin da subito considerato uno dei pochi top player di questo Milan – insieme a Donnarumma –, con prestazioni sempre più che positive, leader in campo e fuori. Eppure ieri sera, duole ammetterlo, ha toppato. Oltre al gol del 2-0 Inter, colpevole di non aver marcato a dovere Lukaku, il difensore rossonero è parso troppo “molle” per tutta la partita, non sembrando insuperabile e permettendo all’Inter di fare il bello e il cattivo tempo in attacco.

L’ERRORE – Parliamoci chiaro, marcare un giocatore come Lukaku, con i suoi 1,91 metri di altezza, non è facile per nessuno. Soprattutto se si tratta di palle alte. Ma per un difensore come Romagnoli, da sempre considerato elemento di spicco di una squadra che fa comunque fatica, la prestazione non è stata sufficiente. Ovviamente può capitare una partita no, ma è giusto che se ne parli. Anche perchè quando quella partita è il derby di Milano, fa più male. Come già successo altre volte, è parso evidente che il difensore romano soffre il corpo a corpo. Gol di Lukaku, tunnel di Lautaro e altre sbavature difensive. Sembra sempre che gli manchi quel qualcosa che lo faccia consacrare come difensore di primissimo livello, come capitano indiscutibile.

DA “CHIELLINIZZARE” – Permettete il neologismo. Una delle pecche di Romagnoli potrebbe essere proprio la mancanza di cattiveria agonistica, di quell’atteggiamento tipico di un difensore come Chiellini. Il capitano si è sempre fatto riconoscere per essere un giocatore pulito, elegante negli interventi, talvolta anche playmaker. Tutte doti da elogiare e su cui puntare, sia chiaro. Ma non sempre basta questo, e lo abbiamo visto ieri sera. Certe volte, trovandosi davanti attaccanti di un certo peso come il bomber nerazzurro Lukaku, servirebbe essere un po’ più rude, più scorretto – nei limiti del regolamento –, appunto alla Chiellini. Basti pensare anche a Van Dijk, gigante olandese del Liverpool che lo scorso anno si è giocato il “record” di minor dribbling subiti. Sono tutti dettagli su cui il numero 13 rossonero potrà e dovrà lavorare, per non farsi trovare impreparato in futuro.

LA SQUADRA – C’è da spezzare una lancia a favore del capitano rossonero. A calcio si gioca in 11, e il Milan di ieri non lo ha certamente aiutato. Una squadra lenta, prevedibile, a tratti impacciata e senza cattiveria agonistica ha portato a quel che abbiamo visto ieri. Poi si può parlare delle prestazioni dei singoli, degli errori che hanno portato ai gol, ma il problema principale rimane la mancanza di idee, di gioco, di motivazioni. Purtroppo molte volte, soprattutto negli ultimi tempi, i top player della squadra sono penalizzati dalla prestazione del resto dei compagni. Quante volte è stato criticato Donnarumma? Quante volte sarà criticato ancora Romagnoli? È normale avere una partita no, ma non bisogna colpevolizzare questi elementi. I problemi sono altri. Lo sanno i tifosi, lo sa la stampa e, si spera, lo sa Giampaolo.

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