Boban: "Sono felice di lottare ancora per il club che amo, ma ci vuole tempo. A Giampaolo dissi..."

Boban: “Sono felice di lottare ancora per il club che amo, ma ci vuole tempo. A Giampaolo dissi…”


Lungo intervento del Chief Football Officer del Milan, Zvonimir Boban al Festival dello Sport in corso di svolgimento a Trento. Queste le dichiarazioni del dirigente croato: “Bisognerebbe sempre partire dai valori. Un giornalista attraverso la verità migliora la società in cui vive, senza mai offendere le persone. Io non ho mai offeso nessuno, ho sempre detto la verità anche ai miei allenatori che magari non volevano neppure sentirla. Non si può essere liberi del tutto, per questo occorre lottare ogni giorno per trovarla. Lo sport insegna a rispettare e unirsi agli altri, a sognare e correre dietro ai propri obiettivi”.

Sulla sua avventura al Milan: “Sono felice di lottare ancora per il club che amo. Il gioco è magia e imprevedibilità: il calcio ha per me elementi superiori a qualsiasi altro sport. Nulla è tanto schematico, ogni cosa è ripetibile. Esiste una pazzia di business che imperversa in tutte le sue materie e canali. C’è una fine che andrà sempre contro il gioco, nessuno ne parla quasi più. Le tv hanno inculcato culture diverse, i giovani si innamorano d’altro, ma non certo del gioco. Non è possibile arrivare ai risultati se questo manca. Io arrogante? Non credo, il fuoriclasse pensa sempre troppo in grande, ma adesso non gioco più. Dopo non aver capito nulla della vita, ho iniziato a studiare, imparare di più, punirmi da solo se necessario. Il momento al Milan è abbastanza difficile perché mandare via l’allenatore è una sconfitta. Giampaolo è una bravissima persona, allontanarlo è stato un dispiacere enorme. La decisione è stata unanime, volta solo ed esclusivamente a migliorare il gioco del Milan. Se vedo che non si riesce più a spingere, allora penso di cambiare. Voglio il bene di questo club e intendo riportarlo ai livelli del mio Milan. Ci stiamo impegnando su tutti i fronti perché possa accadere presto. I risultati non dipendono solo dal tecnico, ci sono anche i giocatori e i dirigenti. Siamo tutti colpevoli di una eventuale disfatta. A Marco, appena dopo il suo arrivo a Milanello, dissi ‘spero di lasciare questa città insieme a te’, lo stesso feci con Paolo con il quale condivido l’ufficio ogni giorno. Serve tempo e lo abbiamo sempre detto, non è mai stato proclamato nulla. Ricordo che siamo la squadra più giovane della Serie A. Sappiamo cosa deve essere fatto, ma è un processo. In ogni mestiere è così. Non si può dire ‘ci sono quei fenomeni di Paolo e Zvone, perciò vincere è obbligatorio o scontato’. Noi ce la metteremo tutta, al terzo anno magari vedremo una squadra più forte e competitiva. Una squadra che giornata dopo giornata proverà a giocare sempre meglio. Se saremo bravi, capiremo certe cose più degli altri, altrimenti ci riuscirà qualcun altro. Di sicuro c’è che non è più lo stesso calcio di qualche tempo fa“.

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