Come il giorno e la notte: l’alternanza di Calhanoglu e Suso che non porta la luce

Come il giorno e la notte: l’alternanza di Calhanoglu e Suso che non porta la luce


Come il giorno e la notte, che non si incontrano mai ma coesistono in un gioco di luci all’alba e al tramonto. Con questa metafora si può spiegare il rendimento di Calhanoglu e Suso, in questi anni.

Rendimenti oscillanti e qualità rimaste solo teoriche hanno fatto patire il Milan e i suoi tifosi. Partiamo dal tramonto: nella prima stagione di Gattuso hanno giocato in modo simmetrico ai lati di Cutrone, punta centrale. Tra alti e bassi si sono equilibrati, garantendo alla squadra fantasia e pericolosità, ma mai veramente al top contemporaneamente.

Copione ripetuto l’anno scorso: quando c’è uno manca l’altro. All’inizio era Suso a illuminare le offensive rossonere con gol e assist, con Calhanoglu che è riuscito a sbloccarsi solo alla 24ª giornataa Bergamo contro l’Atalanta. Da lì, l’inversione. Il turco è piano piano uscito dal torpore che l’ha accompagnato tutto il girone d’andata e ha guidato la squadra nella disperata rincorsa Champions segnando anche a Fiorentina e Spal. 

Ancora antitesi tra i due all’inizio di questa stagione: Suso trequartista nel nuovo Milan di Giampaolo, quella voluta da Calhanoglu, ma impiegato in tutte le posizioni, tranne quella. Insieme hanno portato la vittoria contro il Brescia: assist del primo – unico guizzo stagionale – e gol del secondo. La partita di domenica scorsa contro il Lecce ha invertito le gerarchie: Calhanoglu in salita e Suso in (inesorabile) discesa. Il turco sembrava indemoniato contro i salentini e, oltre a pregevoli giocate e buona personalità, sono arrivati un gol e un assist. Ma soprattutto sono tornati gli applausi di San Siro.

Il pubblico, appunto. I tifosi non hanno mai risparmiato fischi e insulti, a volte con accanimento, al numero 10, che con il lavoro è riuscito finalmente a trasformare in applausi. Direzione opposta per lo spagnolo, che è sempre stato portato su un palmo di mano dal Meazza e che era pronto ad aggrapparsi a lui nel momento di difficoltà. Ecco, in questo periodo, è diventato il simbolo dell’indolenza del Milan e dei suoi cattivi risultati.Le proteste contro il suo utilizzo stanno dilagando sui social e anche Pioli ora non è più così convinto del ruolo da intoccabile di Suso.

La differenza che emerge tra i due la fa soprattutto la volontà. Calhanoglu, meno tecnico, dà l’anima per la squadra: corre, ripiega e si fa trovare in interdizione. Suso, più qualitativo, è molle e svogliato e la pazienza dei tifosi è finita per lui. 

In attesa di una nuova alba su San Siro, Calhanoglu e Suso continuano ad opporsi. Come il giorno e la notte. Quella da cui il Milan sembra non svegliarsi.

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