Rilancio o sprofondo: il limbo di Hakan Calhanoglu

Rilancio o sprofondo: il limbo di Hakan Calhanoglu


Trovare la propria posizione nel mondo, il proprio ruolo all’interno di un organismo pre creato, come può essere una squadra di calcio, è importante sia in termini di ambizione che sopratutto nella creazione di una propria identità caratteriale e calcistica. Trovarsi o rispecchiarsi in un determinato ruolo non è semplice ma è fondamentale per la serenità sia del diretto interessato che della squadra di cui fa parte. Restare in un limbo di mediocrità fatto di rare fiammate e di lunghe e inutili prestazioni deludenti, chiaramente, non aiuta la squadra ma neanche il calciatore interessato che nervoso e demotivato perde la fiducia nelle proprie capacità. Questa prefazione descrive in maniera chiara l’esperienza di Calhanoglu al Milan.

Il calciatore turco, infatti, è un giocatore dalle indubbie qualità che in tre stagioni ha fatto vedere le proprie capacità solo a tratti. Questo modus operandi fatto di partite ben giocate alternate a anonime prestazioni ha contribuito ad accrescere il nervosismo dei tifosi nei suoi confronti e che hanno reso il #calhanogluout un hashtag di tendenza. La rabbia dei supporter rossoneri è paragonabile, in un certo senso, a quella di un professore nei confronti di un alunno che non si applica: come uno studente bravo ma indolente, Calhanoglu avrebbe i mezzi per arrivare a diventare un perno rossonero ma per ragioni caratteriali non lo ha mai dimostrato. Il turco, nei suoi tre anni rossoneri, ha sempre soggiornato in un limbo tra un inaspettato rilancio e un dichiarato sprofondo rossonero.

L’arrivo di Pioli, quarto allenatore da quando è a Milano, si spera possa essere il professore calcistico che contribuisca a cambiare l’indolente studente del pallone. Il tecnico parmigiano, infatti, parte da un’unica certezza a centrocampo ovvero la presenza di Lucas Biglia in regia. I restanti 4 posti dei 5 del 4-2-3-1 o i restanti 2 del 4-3-3, devono ancora essere occupati e Calhanoglu rientra tra i candidati a prenderne uno. Chiaramente il ruolo può essere preso solo con meriti e impegno, quello che Calhanoglu non ha mostrato sin qui al Milan ma che ha recentemente fatto vedere in nazionale. Nelle due partite di qualificazione all’Europeo, infatti, Calhanoglu è stato autore di un gol e assist in due partite giocando da esterno d’attacco (nel 4-3-3 turco) e mostrando tutte le sue qualità.

Se in nazionale ha già ampiamente trovato la sua identità (non solo calcistica ma anche quella politica alquanto discutibile) ora deve farlo anche al Milan. Solo così, infatti, potrà risultare utile alla causa rossonera, prendersi la titolarità e diventare finalmente un perno del Diavolo.

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