La difficoltà nel chiudere le gare è il frutto di caratteristiche incorreggibili, (almeno per il momento)

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Il Milan vince di misura. È accaduto nei tre successi ottenuti nelle prime otto giornate di campionato. Numeri che certificano un’oggettiva mancanza, quella di chiudere e mettere in cassaforte le gare. Ultima, ma non per importanza, la rimonta subita dal Lecce a San Siro. Un doppio riaggancio che è il frutto di disattenzioni dei singoli, ma anche di un atteggiamento di squadra che lascia uno spiraglio aperto a tutte le avversarie.
Quello di Calderoni è un centro condito da un pizzico di fortuna, che però ha condannato i rossoneri. Nei tre successi, il Milan ha vinto con un solo gol di scarto: scenario che si è ripetuto in tutte le circostanze, contro Brescia, Verona e Genoa. Se (anche) la fortuna e il guizzo di Calderoni e di Belotti hanno regalato una rimonta e una vittoria decisive, anche il Milan è in debito di uno sforzo finale necessario per congelare gli altri risultati. Il Milan fatica a mettere un punto alle gare, concedendo spazio di agire agli avversari, che vedono nei rossoneri undici giocatori spesso con le pile scariche, con l’esito finale aperto e ancora da scrivere.

I MOTIVI – È facile analizzare il passato, ma serve anche trovare le vere motivazioni. Perché? Il Milan spesso perde in qualità e quantità nel momento delle sostituzioni. Troppe alternative, tanti moduli e uomini chiave che possono agire in numerose zone del campo. Allora ecco che il Milan smarrisce l’equilibrio e le dinamiche che hanno caratterizzato i minuti precedenti. La questione potrebbe riguardare anche il carattere e la personalità dei rossoneri, spesso arrendevoli e mai davvero agguerriti nel difendere con lo spirito giusto il risultato.

L’avversario lo percepisce e colpisce il Milan che spesso non sa reagire e si chiude a riccio, come accaduto a Torino. Un iniziale vantaggio, un primo tempo ben strutturato. Poi il gol dell’avversario che vale da schiaffo morale, che cancella quanto di armonioso era stato realizzato prima, sulla base di una costruzione evidentemente traballante. Età, esperienza, conoscenza ma anche coraggio. Tutti fattori che si fondano nel tempo, con un tassello alla volta, con molta pazienza. Così sarà anche per il Milan che assimilerà meglio la fase di gestione della gara: tra energie, forza fisica, superiorità territoriale ed equilibrio mentale oltre ad una gestione delle possibilità per spegnere la luce degli avversari con il cinismo necessario. Il Milan spesso si scansa, alzando le mani, assaporando un successo che non è ancora stato realmente servito. Si sfocia allora nell’ambito della cognizione, una sovrapposizione di motivi e consapevolezze che poi si rivelano illusorie.

FUTURO – Per questo, parliamo di una stagione che vedrà il Milan protagonista di scenari simili e che difficilmente potranno subire delle migliorie in corso d’opera. Stiamo infatti analizzando una squadra composta da giovani, ancora privi di una visione ampia e completa della gara. Sotto tutti gli aspetti richiesti. Una gestione delle forze che comprende il sacrificio per i compagni e l’apprendimento del limite personale. Il Milan raccoglierà certamente i frutti seminati, ma non in questo momento o in questa stagione, ricca di cuore per ogni vittoria e fegato d’acciaio per tutte le sconfitte. L’età e l’esperienza non sono accessori da comprare, si conquistano con intermittenza e con gli errori. Allora, ecco che risulta inevitabile percorrere strade incerte e tortuose, che conducono a vittorie sofferte, rimonte amare quanto necessarie per la corazza per gli urti del futuro.

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