Tutto bene quel che finisce bene? No

Tutto bene quel che finisce bene? No


Cosa non è successo a Marassi? Domanda più semplice ed immediata. Perché se dovessimo ricordarci tutto quello che è accaduto ieri sera a Genova, rischieremmo l’esaurimento. L’ennesimo esaurimento (già) di una stagione ancora tanto breve quanto travagliata per i colori rossoneri. Lo hanno ben sintetizzato nel settore riservato alla Curva Sud, con il nuovo coro inaugurato nel prepartita e diventato incessante nel momento più drammatico, sotto 0-1: «Troppi anni che questa squadra / Non è degna dei suoi tifosi / Mille cambi sulla panchina / Risultati sempre penosi / È cambiata la dirigenza / È fallito ogni progetto / È finita la pazienza / Per il Milan serve rispetto / Giocatori e società / Non avremo più pietà / Sono anni che fate schifo / Meritatevi il nostro tifo / Passeranno le stagioni / Ve ne andrete pure voi / A lottare per questa maglia / Resteremo sempre noi». All’intervallo la situazione era già chiara, in una lotta continua ed imperitura fra tafazzismo e un accenno di sfortuna (vedi la papera di Reina) che proiettava Giampaolo già sul primo treno per Civitanova.

Poi accade l’imprevedibile, non tanto perché il tecnico decida di cambiare due uomini chiave nel suo assetto come Calhanoglu e Piatek, quanto perché opti per affidarsi totalmente alla “linea verdeoro”. E quindi dentro sia Leao che il redivivo Paquetá, quel giocatore che si esprimeva troppo “alla brasiliana” in campo per poter meritare le attenzioni del Maestro. Morale: Leao e Paquetá sono tra i più decisivi, anche se la differenza la fanno prima ancora Theo Hernandez – gol bello e poderoso – e Biglia. L’argentino dimostra che, in situazioni limite, l’esperienza è davvero importante soprattutto se la stragrande maggioranza del gruppo attorno a te è formato da giovani certamente di buone speranze, ma eccessivamente istintivi per saper sempre leggere le situazioni di gioco. Biglia, invece, ieri non ne ha sbagliata praticamente nessuna in una gara di continui ribaltamenti di fronte e in un centrocampo che ha potuto contare anche sulla discreta prova di Kessie.

Ciliegina sulla torta, Reina riabilita se stesso “recuperando” l’infortunio del primo tempo con la prodigiosa parata sul rigore di Schøne. Tutto bene quel che finisce bene? No. Perché la vittoria non può e non deve offuscare tutto quello che sembrava fatto quasi scientemente per fare in modo che anche ieri da Genova non si tornasse con i tre punti in tasca: tanta paura, amnesie difensive, errori singoli (oltre al portiere, grave ingenuità di Calabria espulso) e, comunque, l’assetto iniziale scelto dal tecnico ancora una volta sconfessato dall’andamento del match. La sosta, forse, arriva al momento buono e dà segnali utili per fare quadrato e capire come ripartire. Prima questione: al Milan serve trovare un undici titolare che possa trovare continuità, interazione e sempre più coraggio nei propri mezzi. Seconda questione: in questo momento l’undici non può prescindere da giocatori come Leao, Theo Hernandez, lo stesso Biglia. I “bocciati” nell’intervallo non sono figli dei soli primi 45’ di ieri. Terza e ultima questione: resta da capire come un solo giocatore, costantemente bersagliato dai tifosi e dalla critica, riesca a non perdere mai la titolarità. Un enigma semplice da risolvere.

Da SportMediaset

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