Uno corre ed incanta, l'altro fa gol: perché sceglierne uno? Piatek e Leao possono (e devono) giocare insieme

Uno corre ed incanta, l’altro fa gol: perché sceglierne uno? Piatek e Leao possono (e devono) giocare insieme


Con uno si gioca bene, con l’altro però si fa gol: come la mettiamo? Uno dei temi più caldi alla vigilia della sfida con il Lecce, esordio in rossonero per Stefano Pioli, è stato appunto questo: il ballottaggio tra Piatek e Leao. Domenica l’ha spuntata Leao, in campo appunto dal 1′ e autore di una buona prestazione.

Non lo scopriamo ora, ma lo ha ribadito anche il nostro Lorenzo Del Papa nell’editoriale del day after: con il giovane portoghese al centro dell’attacco è un Milan più bello (leggi qui). Ed è così. A differenza del numero 9, Leao si muove e non pretende la palla sui piedi o sulla testa. Anzi, il suo continuo movimento da falso nueve non concede i cosiddetti punti di riferimento alla retroguardia avversaria e garantisce l’inserimento dei centrocampisti. Che di base è un bene, non troppo in un Milan che – tolto Bonaventura, tra l’altro ancora fermo ai box – non conta tra i suoi incursori di professione, né per hobby. L’ha fatto Calhanoglu domenica, un paio di volte. E questo avvalora ancora di più la tesi di questo pezzo, che vedremo tra poco.

Con Leao in campo, soprattutto nella prima frazione di gioco, si è giocato bene. O comunque meglio. Ma poi di fatto il gol l’ha fatto Piatek, il primo su azione, e non lui che di occasioni ne ha avute a valanga. Dunque, anziché ridursi al giochino di chi buttare giù dalla torre, perché sulla torre non li facciamo stare tutti e due? Il bomber ex Genoa, si dice, soffre la compresenza di un partner offensivo. Ma difficilmente quella di uno che in area non ci vuole stare e che – anzi, lo dimostrano le gare con Inter, Torino (con modulo 4-3-1-2) e appunto Lecce (4-3-3 con lui unica punta) – predilige partire da sinistra per poi accentrarsi anche quando non viene schierato da esterno puro.

Senza scomodare mostri sacri rossoneri, un po’ come facevano Inzaghi e Sheva: uno stava in area, l’altro scendeva a prendere palla. La presenza di un compagno che si “porta via l’uomo” e che crea gli spazi, al contrario, potrebbe proprio fare al caso di Piatek, che a causa della sua scarsa mobilità spesso soffre il raddoppio avversario. In più, come stavamo anticipando, le due punte possono anche prevedere un Calhanoglu alle loro spalle: il turco, de-responsabilizzato da compiti difensivi o di costruzione e libero di svariare sulla trequarti, si può rivelare devastante come la scorsa domenica. Conseguenza poi necessaria: 3-5-2, 4-3-1-2 o “modulo a WM” che sia, optando per il doppio attaccante si farebbe fuori – metaforicamente parlando – Suso, indubbiamente il più discusso e anche il più deludente di questo inizio di stagione.

Uno corre, l’altro insacca: insomma, il piatto è pronto. Ora tocca solo a mister Pioli metterlo in tavola.

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