Crolla (ancora) il muro difensivo del Milan: l’analisi degli scontri diretti

Crolla (ancora) il muro difensivo del Milan: l’analisi degli scontri diretti


SI TRATTA VERAMENTE DI UN “MURO”? – Doveva essere la gara della verità e così è stato. Contro l’Atalanta sono emersi ancora una volta i punti deboli di un Milan che mai come in questa stagione era sprofondato negli scontri diretti. I rossoneri continuano a collezionare record negativi, le cinque reti incassate in trasferta risalivano ad oltre 20 anni fa in una gara contro la Roma. Un altro dato preoccupante riguarda i match contro le big in cui il Diavolo è sempre andato in svantaggio ed è sempre stato costretto a rincorrere, terminando la partita con almeno una rete subita. Negli scontri diretti i gol incassati sono 13, con una media di oltre 2 gol subiti per gara. Ed allora la domanda sorge spontanea: si trattava realmente di un muro difensivo nelle partite precedenti? Osservando i dati si può intuire come contro le squadre di media/bassa classifica la difesa tenga botta, mentre nelle gare di alto livello vengono messe a nudo le fragilità di un reparto tanto giovane quanto inesperto. Nelle tre sfide precedenti alla vittoria del Tardini contro il Parma, i rossoneri avevano sempre incassato almeno un gol nel trittico Lazio-Juventus-Napoli per poi riprendersi e siglare due cleen sheet in tre partite. Ma ecco che alla prima gara di livello contro l’Atalanta, il muro crolla per l’ennesima volta, come mai negli ultimi 20 anni.  Insomma, la solidità difensiva si nota solamente a tratti e sempre contro squadre di seconda fascia. A Gennaio urgono rinforzi e Boban e Maldini lo sanno.

INESPERIENZA – Non a caso dopo una disfatta del genere sul banco d’accusa finisce, ancora una volta, la società. Il Gewiss Stadium è solo una delle tante testimonianze della politica fallimentare di Elliot che non ha saputo dare il giusto equilibrio tra giovinezza ed esperienza. Lo si vede nei singoli come nell’organico, il club di Via Aldo Rossi è tra le squadre più sanzionate in campionato a livello di cartellini. Troppe proteste, falli stupidi e situazioni gestite male che parecchie volte hanno rovinato la prestazione positiva della squadra (vedi Lazio e Juventus). Se si analizzano i gol dell’Atalanta, in 4 occasioni su 5 sono venute a galla le disattenzioni del reparto arretrato, tra l’altro di tutti e quattro i difensori rossoneri. Nel gol fantastico del Papu, Conti si fa saltare troppo facilmente, d’altronde come in quasi tutti i 90 minuti, e permette all’argentino di sparare e bucare la porta di Gigio Donnarumma. Il 2-0 dell’ex Mario Pasalic è frutto di una disattenzione del capitano che si fa sfilare il croato alle spalle concedendogli il tap-in vincente. Il tris nerazzurro è figlio di una colpa di tutta la squadra che si fa trovare impreparata in un contropiede, anche se Calabria si fa saltare come un birillo da Josep Ilicic, situazione in cui il terzino poteva certamente fare di più. Il quinto gol è causa di una dormita di Musacchio che si fa superare da Muriel, entrato da poco in campo. Ed in tutto questo Romagnoli, che da capitano dovrebbe dare esempio ed invitare a mantenere la calma, è il primo ad essere ammonito per proteste, tra l’altro per la seconda volta in tre partite. Un salto di qualità che non arriva, in un ragazzo senza dubbio promettente ma ancora inesperto ed inefficace.

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