Scossa e iniezione di fiducia, ma non chiamatelo Padre Pioli

Scossa e iniezione di fiducia, ma non chiamatelo Padre Pioli


Stefano Pioli, dopo un inizio complicato, sembra aver trovato le chiavi per far rendere la propria squadra al meglio e, oltre ai primi segnali di bel gioco e manovre godibili, ha cominciato a fare punti. Dopo le due vittorie a domicilio, entrambe in Emilia contro Parma e Bologna, ora nella sfida di domani pomeriggio contro il Sassuolo di Mister De Zerbi, cercherà di portare a tre la striscia di vittorie consecutive e ridare definitivamente un senso diverso alla classifica del Milan che, fino a qualche settimana fa, offriva addirittura scenari tragicomici. Non c’è assolutamente dubbio sul fatto che con il suo arrivo la squadra abbia cominciato a trovare un’identità e una continuità, di gioco e di risultati, certo, ma anche di un undici tipo che ormai sembra essere ben delineato. Un normalizzatore, quindi, che è riuscito a dare una scossa importante al Milan moribondo di Giampaolo e delle stesse prime apparizioni con lui in panchina, ma assolutamente non un uomo così malleabile come viene descritto da tanti che addirittura gli hanno affibbiato la nomea di “Padre Pioli”.

Proprio nella conferenza stampa di oggi pomeriggio, in cui sono stati toccati tanti temi, dalla classifica, alle posizioni in campo dei vari Calhanoglu, Bonaventura, Paqueta e Leao, fino ad un Piatek che sembra ritrovato, il tecnico rossonero rispondendo ad una provocazione sul fatto che viene rappresentato come “Padre Pioli”, ha così risposto: “Padre Pioli? Quello che penso è che dall’esterno si hanno opinioni di me diverse. Non sono così buono e malleabile come sembra. Se sono Padre Pio non mi interessa, voglio solo che la squadra vinca”. Una battuta, certo, ma anche una sottolineatura importante su quella che è la sua rappresentazione disegnata da media ed alcuni tifosi. Non ha certo un carattere fumantino e non lo si vede litigare ed arrabbiarsi facilmente, almeno davanti alle telecamere, ma guai quindi ad accusarlo di poca personalità e poco carattere. Prova ne è questo primo periodo al Milan, in cui non ha guardato in faccia nessuno e ha semplicemente fatto le sue scelte, preferendo chi sta meglio e chi può dare un contributo maggiore alla squadra senza pregiudizi o corsie preferenziali dovute a vecchi rapporti e vecchie amicizie. Il Milan viene prima di tutto e le scelte vengono fatte per il bene della squadra.

Con questi principi, senza troppi fronzoli e con il duro lavoro, l’ex tecnico di Lazio e Inter sta ridando una dignità ad una squadra che sembrava essersi persa e sprofondata negli abissi più totali della bassa classifica e tra le idee confuse di chi era arrivato parlando di bel gioco e spettacolo, ma non riusciva a far tirare la sua squadra in porta. Pioli sta facendo le cose semplici, senza inventarsi nulla, mettendo i giocatori nei propri ruoli e cercando di ridargli quella fiducia ed autostima che nei primi mesi era mancata. Così, dopo un primo periodo di difficoltà dovuto anche al calendario terribile, il Milan è tornato ad essere una squadra ed è tornato anche a segnare, far punti e cercare di giocare a calcio. La strada è ancora lunga e, come dice lo stesso Pioli, ci sono ancora ampi margini di miglioramento, ma quella intrapresa pare essere quella giusta. Ora, bisogna insistere e continuare a lavorare per migliorare sempre, giorno dopo giorno, senza chiedere miracoli a nessuno, ma semplicemente cercando di trarre il massimo da ogni singolo calciatore. Perché, come ci tiene a sottolineare, lui non è Padre Pioli, ma è semplicemente Stefano, il normalizzatore del Milan.

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