L'euforia rumorosa e melodica per Ibra che rimbomba tra le mancanze di Milanello

L’euforia rumorosa e melodica per Ibra che rimbomba tra le mancanze di Milanello


Una giornata storica: il ritorno di Ibrahimovic, l’entusiasmo di una folla che ora ci crede, torna a scendere in piazza per un campione, a cantare, a sentirsi forse al sicuro. Ibrahimovic ha colorato la città di rossonero, prima a Linate, poi alla Madonnina e proprio in questi minuti a Casa Milan. Una scia di colori rossoneri che è tornato ad indossare anche lui. I suoi colori, il rosso e il nero, che non ha mai dimenticato e forse anche sempre (ri)voluto. Tornare al Milan – oggi – non è roba per tutti: serve infatti un carattere di quelli che fanno rumore, una personalità che ad oggi manca a Milanello e in tutto il Milan. L’abbraccio di Ibra con Boban dice tanto: il dirigente ha scelto, Ibra ha detto sì, uno scambio d’intesa, davanti a tutti: una promessa ed un patto a tutto il mondo rossonero. Una giornata storica, dicevamo, che terminerà con la seconda comunicazione ufficiale di Zlatan Ibrahimovic che torna a vestire i nostri colori. Un’aria nuova tra i tifosi del Milan, l’aria del “ce l’abbiamo solo noi Ibra, è nostro e ci riporterà dove meritiamo“, l’aria della rivincita, l’aria della speranza perché il colpo Ibra è servito anche per cancellare – o meglio sbiadire – il 5-0 contro l’Atalanta.

Tra saluti e sorrisi, si sta dunque per concludere la giornata di Ibra, del ritorno rumoroso quanto melodico e familiare. Un volto noto, che torna a casa dopo un lungo viaggio. Alla fine Ibra lo sa: stesso Zlatan, in un Milan molto diverso. Quella di oggi è infatti una squadra che cerca disperatamente una svolta, una sterzata che sia in grado di riaccendere quelle luci su San Siro, con i giocatori di oggi che saranno i possibili campioni del domani. La giornata di oggi, quella dei colori rossoneri, ha fatto il giro dell’Italia e non solo, ma ha raggiunto anche Milanello: proprio dove regna la mediocrità e anche un po’ di paura di non riuscire a recuperare il terreno necessario per risalire. Paure che la dirigenza ha saputo colmare con l’arrivo di un fuoriclasse, di 38 anni, ma pur sempre un fuoriclasse che avrà tanto – o tutto – da insegnare e niente da imparare. Un’euforia melodica, quanto dura da accettare per i giovani rossoneri che hanno raccolto 21 punti in 17 giornate. Una paura della grandezza di Ibra, non così comune in questi anni di passaggi e delusione. Il gigante buono, nella giornata storica che l’ha visto protagonista, si è anche allenato, per tornare a respirare quell’aria famigliare, di casa e di futuro. L’esempio parte da qui, niente paura. Ora c’è Ibra.

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