Zlatan Ibrahimovic e l’importanza di essere il numero uno

Zlatan Ibrahimovic e l’importanza di essere il numero uno

Zlatan Ibrahimovic è tornato a Milano – dopo la prima esperienza ormai 10 anni fa – con la nomea di salvatore. Il suo compito è stato ben preciso sin dal suo sbarco a Linate: salvare una squadra sull’orlo del baratro, ridarle un’identità e, soprattutto, un’anima. C’era bisogno di una svolta, e quale miglior soluzione dello svedese? Soprattutto alle condizioni in cui è arrivato. Ad oggi i rossoneri sembrano una squadra diversa. Non tanto dal punto di vista del gioco e dei risultati, quanto dalla voglia dei giocatori che scendono, e dalla responsabilità che si sentono addosso, dovendo indossare una maglia così importante. Col passare delle settimane certamente Zlatan migliorerà la sua condizione fisica, entrerà ancor di più nelle teste dei giocatori e, si spera, rialzerà il Diavolo. Questa è l’importanza di essere il numero uno.

ARRIVATO TRA GLI SCETTICISMI –È vecchio, ormai in pensione, un contentino per i tifosi, inutile“. I commenti di praticamente chiunque, tra tifosi e addetti ai lavori, erano più o meno di questa matrice. Dopo due anni in Mls, due mesi senza giocare una partita ufficiale, inserito in un contesto disastroso. Concettualmente impensabile che un giocatore che arriva in questo stato possa dare una mano ad una squadra che non riesce a fare due passaggi di fila. Sono bastati 20 minuti con la Sampdoria all’esordio e, soprattutto, i 90′ contro il Cagliari per far ricredere tutti, anche il più scettico. Un campione rimane tale. Il fisico può non essere quello di un tempo, ma la testa e la fame rimangono le stesse.

LA RIVOLUZIONE – Parliamoci chiaro. Il passaggio dal tanto vituperato 4-3-3 al 4-4-2, Suso in panchina, Leao rilanciato a titolare, Rebic rispolverato e autore subito di una doppietta decisiva sono (anche) merito di Ibra. E con questo non voglio togliere meriti a Pioli, a cui va dato il merito di aver cambiato per mettere i giocatori nelle condizioni di esprimersi al meglio. Ma se un modulo che teneva banco da ormai anni viene cambiato dopo pochi giorni dal suo arrivo, qualcosa vorrà dire. Se un giocatore come Suso passa dall’essere il miglior talento in squadra, giocatore intoccabile a esubero e prossimo alla cessione, qualcosa vorrà dire. Se una squadra che fin qui ha mostrato poco carattere e determinazione, riesce a segnare il gol vittoria al ’93, dimostrando voglia e determinazione, qualcosa vorrà dire. E si potrebbe andare avanti all’infinito. L’effetto Zlatan per ora sta funzionando, e la speranza dei tifosi rossoneri è che possa farlo ancora a lungo.

Da Pozzuoli con ardore e sangue flegreo, ma con il cuore professionale forgiato all'ombra della Madonnina. Dal 2018 faccio parte del network Nuovevoci, dove trasformo la passione per il calcio in comunicazione. Il mio percorso si è consolidato a Milano con un Master in Giornalismo Sportivo alla Cattolica: un'esperienza che ha svoltato il mio approccio, permettendomi di raccontare oggi l'universo rossonero con una prospettiva che unisce la narrazione del Sud alla dinamicità della capitale del calcio italiano.

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