Dopo il recente scisma Gazidis-Boban-Maldini, quale futuro per Ibrahimović?

Dopo il recente scisma Gazidis-Boban-Maldini, quale futuro per Ibrahimović?

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La rivoluzione milanista che ha in mente il fondo Elliott coinvolgerà anche lo svedese?

“Fallo con passione o non farlo affatto”: no, tale ermetico pensiero non è uno dei tanti aforismi che si possono trovare ovunque navigando su Internet, quanto un tweet esplosivo redatto dall’enigmatico Ibrahimović giusto 24 ore fa. Il codice Ibra, si sa, necessiterebbe di una moderna stele di Rosetta per essere decifrato nella maniera più corretta possibile anche se, visto ciò che sta accadendo in queste confuse giornate in casa Milan, è meglio prepararsi al peggio. Come sapete, il fondo Elliott, tramite il “messaggero Gazidis”, sta operando una vera e propria rivoluzione rossonera che, una volta giunta al termine, porterà a drastiche modifiche non solo nell’organigramma dirigenziale ma anche nella stessa rosa del Diavolo con Zlatan quale possibile partente. Sembra fantascienza visto l’apporto che ha fin qui offerto lo svedese forse non a livello di reti realizzate ma sicuramente in fatto di grinta e di leadership, eppure un suo addio, ad oggi, parrebbe credibile. La ghigliottina di Paul Singer, padre fondatore dell’Elliott Management Corporation, ha decapitato per adesso la sola testa di Zvonimir Boban, dirigente “colpevole”, insieme a Maldini, di aver portato avanti un progetto sportivo a dir poco fallimentare che di fatto ha trasformato un Milan da prime quattro posizioni in una squadra di media classifica. Qualcuno evidentemente doveva pagare, ma crediamo che ci saranno presto altre illustrissime vittime come appunto l’ex glorioso capitano, per ora in stand-by, e il direttore sportivo Massara, il cui apporto alla causa rossonera è stato fin qui nullo. Tra i giocatori, oltre a Ibrahimović, si fanno i nomi di Donnarumma, Romagnoli e forse Rebic. Quale destino invece per Pioli? Sicuramente il tecnico non si dimetterà mai ma lascerà la panchina solo se cacciato, vedremo dunque. Confermato invece Scaroni che rimarrà il Presidente dell’Associazione Calcio Milan. Ma perché tutti questi stravolgimenti così improvvisi? Secondo noi l’idea della proprietà è quella di voltare subito pagina: sono ormai troppi gli anni che non vedono più protagonista il Diavolo ed è ora di dare un taglio drastico al recente presente e passato inglorioso. Nobile intento, ma forse un terremoto di tale magnitudo creerà fin troppi danni.   

La professionalità di Ibra

Ormai è ufficiale: la rivoluzione copernicana che sta interessando in questi ultimi giorni il pianeta Milan, ed in particolare l’area tecnica rossonera che cambierà completamente volto dopo il licenziamento di Boban e la probabile uscita di Maldini, non farà prigionieri nemmeno tra allenatore e giocatori. Si vocifera, già in queste ore, di un possibile cambio di allenatore, secondo noi auspicabile eventualmente a fine stagione. Pioli in effetti non ha mai convinto appieno un ambiente milanista ormai insofferente sia alle brutte prestazioni sia ai risultati altalenanti. Certo, con il ritorno del figliol prodigo Ibrahimović un po’ di stabilità è stata trovata (si veda la rincorsa all’Europa League fino a ieri impensabile), ma se anche lui dovesse lasciare i Diavoli? Ebbene sì: non sembra così improbabile un addio del fuoriclasse svedese, che si sta allenando come sempre al massimo per poter recitare un ruolo da protagonista contro il Lecce che non sembra avere scampo secondo i pronostici contro un Milan che ha una voglia matta di tornare in Europa foss’anche quella “minore”. Se così fosse, saremmo davvero dispiaciuti di non vedere più il bomber ex Inter e Juve calcare il prato di San Siro, ma conoscendo il carattere deciso e un po’ permaloso di Zlatan non ci stupiremmo affatto di poterlo ammirare nuovamente con una differente casacca italiana addosso. Non vogliamo nemmeno immaginare invece un suo ritiro dal calcio giocato, anche se questa opzione non è poi così remota! Nessuno di noi ha la minima idea della portata della rivoluzione rossonera in atto, tuttavia, nonostante la pesante aria che si respira in questi giorni a Milanello, apprezziamo la massima professionalità di Ibra che non viene mai a mancare nemmeno in questa situazione di totale incertezza. Se ne avete la possibilità, fate caso alla “fame di vittoria” dello svedese così evidente nel momento in cui affronta partitelle in allenamento come se fossero finali di Champions League. Pazzesco oseremmo dire! Elliott prima di dare il ben servito allo svedese, ormai “anziano” e strapagato, dovrebbe forse osservare più da vicino sia la sua integrità fisica sia il suo modo di stare in campo e magari ripartire da lui per plasmare un nuovo Milan pronto a battere chiunque. Un Diavolo che desidera tornare a comandare in Italia e nel mondo ha bisogno, al di là dell’età anagrafica, di giocatori con gli attributi e che non mollino mai e Zlatan è uno di questi. Solo così potrà essere scritta una nuova pagina, finalmente gloriosa, della storia della squadra di Milano.

Quando il Milan dettava legge (con Zlatan in campo)

Se il 2016 è stato l’anno dell’ultimo trofeo conquistato dai rossoneri, ossia la Supercoppa contro la Juventus, è necessario tornare indietro nel tempo per riammirare un Diavolo che sapeva come dettare legge sul campo. Non pretendiamo certo di riavvolgere il nastro all’epoca d’oro del Milan di Sacchi, ci mancherebbe altro, ma almeno al 2011, quello sì. Quasi 10 anni fa il team milanese conquistava il suo ultimo scudetto e faceva impazzire di gioia i tifosi grazie a una squadra formidabile in attacco, che poteva schierare un Ibrahimović a dir poco devastante, e invalicabile in difesa, che vantava tra le sue fila un sontuoso Thiago Silva. L’allenatore di allora era un certo Allegri, che avrebbe fatto successivamente la storia della Juventus, e la società era gestita dal Presidente Onorario Silvio Berlusconi insieme a uno dei dirigenti di calcio più importanti in Italia e forse nel mondo ossia Adriano Galliani. Senza l’apporto fondamentale di questi ultimi gloriosi rappresentanti dell’universo rossonero a tutto tondo, difficilmente il Diavolo avrebbe vinto il tricolore. Al di là della rosa dell’epoca (molto forte), sono state le scelte della società a fare la differenza, cedendo ad esempio Ronaldinho a metà stagione, fuoriclasse assoluto e al tempo stesso amante della “saudade brasiliana”, e trasformando Nocerino in un improbabile goleador grazie agli assist del magico Ibra. Riusciranno Elliott e Gazidis, dopo la rivoluzione in atto, a creare una struttura dirigenziale degna del passato e al contempo riportare il Milan in cima al mondo?

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