Inzaghi: "Nella Champions 2003 fui più decisivo. Doppietta al Real? La serata più bella dopo Atene"

Inzaghi: “Nella Champions 2003 fui più decisivo. Doppietta al Real? La serata più bella dopo Atene”

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Intervenuto come ospite nella diretta Instagram di Carlo Pellegatti, Filippo Inzaghi ha parlato del suo passato in rossonero. Le sue parole:

Sul gol all’ultimo minuto in Milan-Ajax 3-2 del 2003: “Se pensiamo che son passati 17 anni è veramente una cosa incredibile, mi emoziono quasi dopo 20 anni. Sembra ieri. Son contento di parlare con te, perché oggi ho ricevuto tantissimi messaggi. Certe emozioni e certe serate, quando sono così speciali, rimangono nel nostro cuore per sempre“.

Sul tocco di Tomasson sulla linea e sul pensiero del fuorigioco: “E’ incredibile, perché se tu chiedi a qualsiasi tifoso del Milan quale sia il mio gol che lo ha emozionato di più, a parte Atene, tutti dicono il gol nel recupero con l’Ajax, che non mi venne nemmeno assegnato (sorride, ndr). Adesso, rivedendola, se un guardalinee non è bravo, nel dubbio può alzare la bandiera. In quell’anno lì il Milan vinse la Champions, a volte è veramente incredibile il calcio“.

Sulla qualificazione alla semifinale: “All’andata avevamo perso Gattuso e Pirlo, che andai ad abbracciare a bordo panchina dopo il gol. Dopo il 2-2 in quella partita la palla non riuscivamo più a prenderla. Anche mister Ancelotti era in bilico. Chiamai anche Ambrosini per venire a darmi una mano in avanti. La cosa che ci fa fare gol, però, è Chivu che scivola. Io, che ero un fissato dei tacchetti, non scelsi le lamelle, perché a San Siro ogni tanto si scivolava. Quella partita lì deve far credere a tutti che nel calcio le partite non finiscono fino alla fine“.

Su Brocchi in quella partita: “Fu il migliore in campo e Lobont fece un miracolo nel primo tempo su un suo tiro deviato. Eravamo un gruppo straordinario. Tomasson era un altro che sapeva rispettare il ruolo, ma quando entrava segnava. Il tutto unito al fatto che mister Ancelotti ci faceva stare bene insieme“.

Se è più legato a Manchester 2003 o ad Atene 2007: “Io penso di essere stato più decisivo nella Champions del 2003, segnando 14 gol in quell’edizione fino ai quarti compresi, a differenza di quella del 2007 in cui ne feci 6, di cui però una doppietta in finale. Questo fa capire cos’è il calcio. Poi sono molto legato ai gol segnati nei due preliminari di Champions League che hanno portato a quelle due coppe alzate. Quando ti ricapita di fare la semifinale con l’Inter e una finale vinta ai rigori con la Juve?“.

Sulla parata di Buffon a Manchester: “Ho rivisto la parata di Buffon in questi giorni sul mio colpo di testa, fu una delle sue belle parate della sua storia“.

Sull’aver segnato in tutte le manifestazioni internazionali a cui ha partecipato: “Sono bei record, ho giocato in grandi squadre e i compagni che ho avuto mi hanno facilitato“.

Sul rapporto con i tifosi: “E’ sempre stato speciale, a volte penso che abbia anche messo in difficoltà qualche allenatore che ho avuto. Quando ero in panchina la gente mi chiamava. Probabilmente la gente vedeva che non dormivo la notte prima e che diventavo matto per il calcio. Sono sempre stato un tifoso di calcio, mio papà, milanista, mi portò a 9 anni a vedere Milan-Flamengo a San Siro in occasione del Mundialito. Mi ricordo ancora come non vedessi l’ora di salire sulle gradinate di San Siro e vedere i giocatori in campo. Ricordo tutto nitidamente come fosse ieri. Mi ricordo che son tornato a casa alla sera tardi per raccontare l’emozione che avevo vissuto. Sono nato con il pallone sotto al braccio. Io e mio fratello Simone“.

Sul gol segnato contro il Novara nell’ultima partita sotto la Curva: “Ho sempre detto che il dio del calcio, se ti impegni, prima o poi ti premia. Nel calcio, così come nella vita. Poi magari quaggiù qualcuno ci guarda e ti fa sbattere la palla contro l’omero ad Atene. Io sinceramente volevo continuare dopo la mia ultima partita con il Novara. Andare a giocare ancora un anno – o altri tre o quattro, conoscendomi – non avrebbe cambiato quello che il calcio aveva deciso. Aveva ragione Galliani, quello che ho iniziato in panchina mi sta dando soddisfazioni incredibili. Ringrazio la scelta che ho fatto“.

Sulla doppietta con il Real Madrid: “Se tu pensi che a 38 anni entro con il Real Madrid, in cui eravamo sotto 0-1 e faccio doppietta. Io quella partita la inizio dalla panchina e mi faccio fare due maglie dal magazziniere con scritto 69 e 70 per indicare i gol europei segnati da me. Solo un pazzo può pensare di preparare le maglie per una doppietta iniziando in panchina contro il Real Madrid. E’ stata un’apoteosi, la serata più bella della mia vita dopo Atene. Dopo una settimana mi son rotto il crociato, pensa il calcio cosa può essere. Era bellissimo giocare con Ibra in quella squadra, segnavo sempre. Io poi a gennaio decisi di andare a giocare a Siena, perché non giocavo mai. Un giorno mi ritrovai a Milanello e mi son chiesto: ‘Ma perché devo andare via senza salutare i tifosi del Milan? Magari segno all’ultima partita’. Incredibile, ma vero, successe davvero così“.

Sul gol in Milan-Cagliari a Storari nel 2008: “Quando scarto Storari e cado, mi chiedo come abbia fatto a finire sotto il pallone. Come il gol che feci a San Siro contro la Juve, tirai senza sapere dove fosse Buffon girato di spalle: fui bravo e fortunato“.

Sul gol segnato contro l’Inter a Toldo senza guardare nel 2003: “Lì era il 73° e c’era Cannavaro che mi mancava, vincere così un derby giocando fuori casa fu bellissimo“.

Sull’emozione che proverà ad andare in panchina a San Siro contro il Milan con il Benevento: “Ho già avuto modo di affrontare il Milan, quella sera andai a salutare i tifosi dopo la partita. Il Milan è stata l’apoteosi della mia carriera, ma senza tutte le altre squadre non sarei arrivato al Milan. Dovunque torno, vengo sempre accolto benissimo“.

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