Serginho: "Il mio Milan poteva affrontare qualsiasi squadra al mondo"

Serginho: “Il mio Milan poteva affrontare qualsiasi squadra al mondo”

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Serginho, ex terzino rossonero, è intervenuto in una lunga intervista tramite una diretta Instagram con Carlo Pellegatti. Ecco le sue dichiarazioni.

Manchester, 28 maggio 2003. Cosa ricordi di quella partita, del tuo gol? “Mi ricordo che quando sono arrivato al Milan nel 99 l’obiettivo della società era di vincere la Champions League perché erano tanti anni che non la si vinceva. Abbiamo avuto la possibilità di tornare a vincere proprio contro la Juve in finale e con l’Inter in semifinale. Vincere queste due partite è stata una delle gioie più grandi della mia vita”.

La scelta dei rigoristi: “Io sono sempre stato un rigorista, quando fai i nomi dei 5 rigoristi devi scegliere quelli che in allenamento hanno la percentuale migliore e io ero fra quelli. Il mio gol sicuramente ha dato tranquillità agli altri, il primo rigore sicuramente è una grande responsabilità. Avere Buffon davanti è sicuramente difficile, in quella situazione diventa grande quasi come la porta. In allenamento però ho sempre tirato la palla dove volevo io a prescindere da chi avevo davanti: per fortuna è andata bene”.

Sull’arrivo al Milan: “La verità è che nel ’99 Braida è venuto a vedere una mia partita al San Paolo, una semifinale della Coppa del Brasile. All’andata abbiamo vinto e ho segnato due gol, al ritorno non ho giocato perché mi ero fatto male. Lui comunque mi ha detto dell’interesse del Milan, mi ha fatto parlare anche con Galliani e poi è andato direttamente dal presidente. In quel momento il San Paolo avevamo una situazione particolare legata allo sponsor e quindi la Lazio aveva il diritto di prelazione su tutti i giocatori, così abbiamo avuto un po’ di problemi all’inizio. Io e il mio procuratore però siamo stati chiari. Sono sempre stato tifoso del Milan e per fortuna sono entrato a far parte di questa società”.

Sei più terzino o centrocampista? “Alla fine degli anni 90’ in Italia era difficile giocare da terzino, soprattutto per uno con le mie caratteristiche. Con Zaccheroni mi sono trovato in difficoltà perché a lui non piacevano i terzini che andavano molto avanti. A me piace molto avere libertà, infatti al San Paolo potevo farlo perché il centrocampista davanti a me sapeva di dover chiudere gli spazi che lasciavo”.

Subito titolare alla seconda partita e subito grande assist per Sheva, e addirittura alla seconda presenza gol contro il Bari: “Ho sempre avuto il desiderio di giocare nel Milan per dimostrare le mie qualità. A San Siro non puoi non dare sempre il 100%, sapevo che è uno stadio difficile ma mi sono sempre trovato benissimo con i tifosi e la squadra. Il mio carattere mi ha aiutato e sicuramente questo è stata una delle cose positive che mi hanno fatto fare tanti anni al Milan, nonostante alcuni problemi che ho avuto, ad esempio quando non giocavo con regolarità; ho pensato anche di poter andare via. Quando ho avuto la tranquillità, parlando anche con Galliani, mi hanno sempre assicurato che facevo parte della famiglia del Milan e che avrei trovato i miei spazi”.

Sul derby del 6-0: “Sicuramente far parte di quella serata è una cosa magica. Sapevamo dell’importanza del derby, è una partita che a Milano aspettano tutti i tifosi. Nessuna persona al mondo in quel momento credeva che avremmo potuto vincere 6.0, però abbiamo avuto la fortuna e la felicità di far parte di questa partita indimenticabile”.

Sul derby di Champions in semifinale: “Il derby in semifinale di Champions ti provoca un’emozione doppia rispetto ad un derby normale. Noi però eravamo una squadra pronta a giocare e vincere quella partita. Ancelotti prima della partita parlò due minuti, sapeva che bastava un’occhiata per intenderci e capire cosa fare in campo. Era una squadra prontissima per affrontare ogni squadra al mondo”.

Su Kaká: “Kaká lo conoscevo già quando giocava al San Paolo, non mi aspettavo si potesse inserire in quel gruppo di campioni così velocemente. Al primo anno è diventato un tassello fondamentale della squadra, nella mia vita ho visto pochi giocatori che vincevano partite da soli: Kaká era uno di questi”.

Su Rivaldo: “In quel periodo la Coppa Italia era meno importante di adesso, ma era lo stesso una serata magica perché è arrivata subito dopo la finale di Manchester e San Siro festeggiava con noi la vittoria della Champions League. La prima partita contro la Roma la vinciamo 4-1 e faccio anche una doppietta, al ritorno siamo stati bravi a usare la testa nonostante loro fossero in vantaggio e a recuperare con il gol di Rivaldo. Non so perché Rivaldo non sia riuscito a fare bene come al Barcellona. Arrivò dopo il Mondiale, peccato che non sia riuscito a trovare i suoi spazi. Era un giocatore straordinario, e insieme a Redondo è stata una delle due cose che sono mancate a questo Milan vincente”.

Sul gol contro la Sampdoria: “Quando riesci a trovare giocatori con quella qualità, con un allenatore che lascia esprimere al meglio tutti, per noi diventava tutto naturale, in allenamento come in partita. Quando arrivo al termine dell’azione io sapevo già che Sheva avrebbe fatto quel movimento”.

Lo scudetto: “Io credo che eravamo un gruppo così forte che ragionando ora dopo tanti anni sembra che abbiamo vinto troppo poco. Ma questo perché il nostro obiettivo non era il campionato, ma fare la storia in Champions League. Contro le big abbiamo sempre fatto bene, ma contro le piccole invece facevamo un po’ fatica a trovare la motivazione. Anche in Champions abbiamo lasciato delle coppe per strada, però era un gruppo che ha vinto tanto giocando un grandissimo calcio; però si poteva fare un pochino di più”.

Sul periodo dopo Istanbul: “Dopo la sconfitta di Istanbul è stato un momento difficile, perché tutti credevano che fosse finita la nostra generazione vincente perché eravamo una squadra un po’ vecchia. Ma Berlusconi e Galliani hanno creduto in noi, sia come giocatori e sia come uomini. Hanno creduto che quel gruppo potesse vincere ancora e abbiamo dimostrato che era così”.

Il saluto a San Siro: “È stata una giornata difficile, perché lì finisce la vita da calciatore e comincia una nuova vita. Trovare la soddisfazione che dà il calcio nella vita è impossibile, non la troverò in nessun’altra professione. Portare la gioia come l’ho potuto fare io da calciatore è una cosa che nella vita è difficile da fare. Lasciare Milano, i miei compagni con cui ho vissuto tanto e con cui stavo molto bene insieme, è stato un momento molto difficile. Però come tutto nella vita ha un inizio e una fine. Se non fosse stato per l’ernia avrei giocato ancora un po’, ma non posso lamentarmi”.

Su Theo: “Il Milan oggi non vive un momento molto positivo, io giocando con grandi campioni ero più facilitato, lui sicuramente ha qualche difficoltà in più. Lui vedo che va molto palla al piede, quando troverà compagni che gli permetteranno di fare inserimenti senza palla allora crescerà tantissimo. Da quando gioca con Rebic e ha un punto di riferimento davanti è già migliorato molto, sono sicuro che crescerà tantissimo”.

Su Pato: “È sempre stato un giocatore di grande qualità, veloce, freddo davanti alla porta. Mi è dispiaciuto per i tanti infortuni che ha avuto e che ancora oggi non si capisce da dove arrivano. So che è un ragazzo serio e che si allena bene, forse l’aver aumentato la massa muscolare quando è arrivato al Milan può essere stato un problema per lui. Poteva essere fra i 5 migliori giocatori al mondo”.

Everton può essere pronto per la Serie A? “È un giocatore che fa impazzire, ha una qualità tecnica impressionante. Da tanti anni è il principale giocatore del campionato brasiliano. Con la Nazionale ha sostituto Neymar in Coppa America e ha giocato molto bene. Se trova uno schema tattico che lo faccia giocare largo sulla fascia allora lui è pronto per far parte del campionato italiano”.

Su Paquetá: “Il calcio italiano è difficilissimo, se non riesci a trovare uno schema tattico adatto a te allora fai fatica. Ha grandissima qualità ma non riesce a trovare un ruolo in questo Milan. Se non ragioni velocemente troverai sempre difficoltà. Vedo che al Milan gli manca fiducia, gli manca serenità. Ma se riesce a ritrovare queste cose allora può sicuramente essere un giocatore importante per questo Milan”.

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